Racconta del suo nuovo film, Domani è un altro giorno, ma anche della sua vita e lo fa in una lunga intervista a Vanity Fair. E’ Marco Giallini che torna su un brutto incidente nel quale 12 anni fa ha rischiato la vita: “A terra, sull’asfalto di via Nomentana mi apparve prima Sabrina Ferilli, le sussurravo: “E adesso? Come facciamo a recitare insieme tra pochi giorni?“. E poi la testa pelata di un infermiere che mi ripeteva: “Ma tu non sei l’attore? Mi raccomando, non addormentarti”… Quello che mi è successo in fondo mi riporta alla mia natura: stare sempre all’erta. Se ti distrai, è finita”.

Un’esperienza che l’attore non dimenticherà di certo e che lo riporta indietro nel tempo, a parlare della sua famiglia: “A fine anni ’60 si viveva senza farsi troppe domande e senza parlare troppo. C’era una normalità meno nevrotica. Ci sembrava tutto bello… Avevo tre fratelli e ne sono rimasti due. Uno aveva 15 anni in più di me, faceva il tipografo alla Zecca dello Stato e non c’è più. L’altro, Ezio, fa lo spedizioniere controllando pacchi e smistandoli. Poi c’è Giuseppe. È come un ragazzino di dieci anni, ma ne ha quarantanove. Gli mancò ossigeno durante il parto, così dissero a mia madre… Se qualcuno me lo toccava, Giuseppe, o peggio gli rideva dietro, faceva i conti con me… Purtroppo mamma non c’è più. Aveva l’Alzheimer. All’inizio dimenticava le cose, poi iniziò a non riconoscere i miei figli. Mi metteva paura, si perdeva in un attimo, chiedeva: “Come sta la bambina?”. E parlava di mio figlio Diego, di 17 anni”. E oggi, Giallini come definisce la felicità? “Una parola da mettere prima o dopo perché avvertirla quando la vivi è difficile. Se sei felice sempre però, secondo me è un problema”.

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