Poveri ma ricchissimi lo stesso. Fausto Brizzi riparte da uno smartphone rubato. E non gli va nemmeno male. Modalità aereo, prima regia nel post scandalo molestie archiviate, è una godibile commedia all’italiana. Come del resto parecchi dei suoi film precedenti. Anche se qui l’idea iniziale è di Paolo Ruffini, che interpreta anche la parte del ricchissimo Diego Gardini, un signorino che sul telefonino ha tutti i numeri d’Italia e degli Stati Uniti che contano (tranquilli c’è anche Claudio Baglioni). Solo che mentre è lì nel bagno dell’aeroporto di Fiumicino dimentica il suo scrigno magico e a ritrovarlo è Ivano, un poveraccio che pulisce i cessi (Lillo). Ulteriore impedimento: Gardini scopre di aver perso il cellulare quando è già sull’aereo per Sydney, ovvero più di venti ore di traversata. E in quel lasso di tempo accadrà di tutto: dal semplice usufrutto di Lillo e del collega Sabino (Dino Abbrescia) dei denari e dei servizi del Gardini, fino alla distruzione della sua reputazione con una raffica di tweet che insultano ogni minoranza mondiale, ma anche personalità come il Papa. Inutile dire che Brizzi riprende il discorso sociale alto/basso abbozzato in modo stranamente sbracato nel dittico Poveri ma ricchi/Poveri ma ricchissimi e lo attualizza con una spruzzatina di Perfetti sconosciuti e un’occhiatina rivolta ad Una poltrona per due.

Già, perché la condizione comunicativa via smartphone, e quindi via social e web è un vero e proprio mood di scrittura che ricorre con insistenza strutturando l’intero film. Lo smartphone perduto è fonte di scambio di persona e di equivoci, ma anche di comunicazione insperata tra padre e figlio, come di messaggi mondiali da querela che possono portare ad una guerra tra nazioni. Chiaro, ciò che interessa a Brizzi è mettere allo scoperto continuamente il meccanismo, distruggerlo per poi subito ripararlo e provarlo a ridistruggerlo di nuovo. In questo i suoi film come Modalità aereo hanno una marcia in più. Ovvero il racconto non si sofferma esageratamente sull’equivoco x continuando a reiterarne la dinamica. Memore comunque di una tradizione drammaturgica del settore come quella italiana, Brizzi (spesso in coppia con Marco Martani, anche se qui il socio è Ruffini) dà aria al racconto, fa in modo che la risata venga suscitata da un dispositivo di causa/effetto continuamente rinnovato, lasciando poi scorrazzare inesorabilmente degli ottimi comprimari: qui il complice davvero tonto del furto – Abbrescia –; la desperate housewife moglie di Ivano – Caterina Guzzanti – a cui spetta la battuta migliore (“già il Natale è una gran rottura di cojoni, almeno fatemi friggere (supplì, ndr”); oltre ad una presenza da commedia brillante all’americana come la hostess Violante Placido. L’aiuto fondamentale e definitivo al copione lo dà poi Lillo che dai fasti del duo Lillo&Greg innesta sul suo pulitore di cessi una malinconica vivacità non sense che riesce a tenere a galla il personaggio principale tra un ballo/canto con la vera Sabrina Salerno ad un party di lusso (lo scambio di battute mentre lei se ne va con l’introduzione del ‘bonus tradimento’ è da antologia) e un ritorno a casa con scope spezzate sulla testa e pecorelle del presepe lanciategli addosso dalla moglie imbufalita.

Dicevamo di questo vanzinismo di riporto, di questa lettura socio-politica connotata a partire dal plot (lo smartphone di un ricchissimo rubato da un poveraccio). Ecco, Brizzi in qualche modo può risultare un parziale erede del discorso vanziniano prima maniera, quello dei Sapore di Mare e di Vacanza di Natale dei primi anni ottanta. Quel continuo cicaleccio tra ruspante volgo e volgari benestanti. Quando Gardini (infausto riferimento alla ricchezza fai da te italiana) si imbestialisce in aereo e subisce l’onta delle proteste di quelli che stanno in classe “economy” (“Ma i poveri viaggiano sempre così?”), la bella hostess lo ammansirà spiegandogli: “No, i poveri non viaggiano proprio”. E se la commedia deve essere specchio dell’attualità non mancano pure i riferimenti al caso Brizzi (anche se lui giura che la battuta l’ha scritta Ruffini): “Non importa oggi se la notizia è vero o falsa – dice Ivano/Lillo di fronte ad un servizio tv taroccato ad hoc – tanto nessuno va a controllare”. Producono la Casanova di Luca Barbareschi e Rai Cinema. Infine se in Modalità aereo andate cercando misoginia o maschilismo, obiettivamente, avete sbagliato film.