Il prossimo 20 marzo saranno trascorsi 25 anni dall’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Alla vigilia di questo triste anniversario, il primo senza mamma Luciana, morta qualche mese fa dopo una vita spesa invano a reclamare verità e giustizia, la procura generale di Roma ha chiesto l’archiviazione perché non ci sarebbero nuovi elementi in grado di giustificare la prosecuzione delle indagini. Questo nonostante la sentenza della Corte d’Appello di Perugia che, nell’assolvere Hashi Omar Hassan perché “il fatto non sussiste”, delinea una spaventosa catena di omissioni, depistaggi, interferenze di servizi più o meno “deviati”.

Sullo sfondo il traffico dei rifiuti tossici e nocivi trasportati dall’Italia alla Somalia, il traffico d’armi, le tangenti legate alla cooperazione internazionale. Nonostante la desecretazione, fortemente voluta dell’allora presidente della Camera Laura Boldrini, non pochi documenti sono ancora riservati e i servizi di sicurezza oppongono il segreto alle richieste dei giudici. Alla viglia del 20 marzo potrebbe davvero arrivare l’archiviazione che potrebbe significare una pietra tombale sulle speranze di chi non si è mai rassegnato a veder calare il sipario sull’assassinio di Ilaria e Miran.

Per questo Mariangela Gritta Grainer, una coraggiosa parlamentare che ha animato la prima commissione di inchiesta ed erede dell’impegno della famiglia Alpi, ha deciso di lanciare una petizione pubblicata sulla piattaforma Change.org per chiedere che le indagini possano proseguire e che quanto meno siano indicati pubblicamente i nomi di chi ha deliberatamente nascosto o occultato le prove, senza riguardo ai loro incarichi presenti e passati, politici e militari.

In questi 25 anni è stata istituita una Commissione parlamentare d’inchiesta, sono stati scritti libri, anche a fumetti, realizzati film, speciali in tv, hanno dedicato a Ilaria e Miran piazze, vie, scuole, canzoni. Segno di una sensibilità diffusa e del desiderio che la memoria resti cosa viva e che sia fatta giustizia. Per questa l’archiviazione rappresenterebbe un’offesa alla ricerca della verità.  “La verità non la vogliono” affermava la madre Luciana Alpi lo scorso anno nell’ultima intervista ad Articolo21.

“Io mi aspettavo che succedesse qualcosa dopo la sentenza della Procura di Perugia che aveva scarcerato l’innocente Hashi Omar Hassan. E invece niente. Fanno passare gli anni sperando che quando verrà la mia ora non ci sarà più nessuno che continuerà a insistere per chiedere verità e giustizia”. Ed è proprio questo che è necessario evitare: che con la scomparsa della madre si spenga anche la ricerca della verità.