La Procura di Roma ha chiesto una nuova archiviazione dell’indagine relativa all’omicidio della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin, avvenuto il 20 marzo del 1994 a Mogadiscio, in Somalia. Nel giugno scorso il gip, accogliendo una istanza avanzata dai legali della famiglia Alpi, aveva disposto ulteriori accertamenti dai quali però non sarebbero emersi elementi tali a proseguire le indagini. Il 26 giugno scorso il giudice per le indagini preliminari aveva respinto l’istanza avanzata, l’8 giugno, dal pm Elisabetta Ceniccola. Il gip di Roma, Andrea Fanelli, aveva respinto la richiesta della Procura avanzata nei mesi scorsi con la motivazione che era stato impossibile stabilire il movente e l’autore dell’assassinio. Il giudice aveva quindi disposto una nuova tranche di indagini. A determinare il rigetto dell’archiviazione, c’era anche la trascrizione di una intercettazione tra due cittadini somali, presente nelle carte di una inchiesta della Procura di Firenze e inviata a piazzale Clodio nell’aprile scorso, proprio alla vigilia dell’udienza davanti al gip, in cui i due parlando di quanto avvenuto a Mogadiscio affermano che Ilaria “è stata uccisa dagli italiani”. Per la procura però quelle conversazioni captate erano “irrilevanti” e e per questo la titolare del fascicolo aveva comunque chiesto di chiudere definitivamente il vaso.

Il giudice, quindi, aveva chiesto ai pm di ascoltare i protagonisti di quella intercettazione e in particolare di ascoltare Abdi Badre Hayle “al fine di accertare da chi è partito l’ordine di versare la somma di 40mila dollari all’avvocato Duale e come egli facesse a sapere che era ‘per la questione Hashi”. Il gip, inoltre, chiedeva di ascoltare “Mohamed Geddi Bashir al fine di accertare da chi ha ricevuto l’informazione – è detto nel documento del gip – che Hashi Omar Hassan (a cui erano stati inflitti 26 anni, assolto nel processo di revisione e risarcito con 3 milioni di euro per ingiusta detenzione) era stato ingiustamente condannato per l’omicidio di Ilaria Alpi e che quest’ultima era stata invece uccisa da militari italiani”. Tra le richieste anche quella di audire l’avvocato Douglas Duale per accertare se effettivamente “gli sia stato corrisposto del denaro dal governo somalo o da altri soggetti per la difesa di Hashi Omar Hassan”.

Infine il giudice citava una relazione del Sisde del 1997 e in particolare chiede a chi indaga di ascoltare “la fonte confidenziale” citata in quella relazione “previa nuova richiesta al direttore pro tempore in ordine all’attuale possibilità di rivelarne le generalità”. Nella relazione dei servizi segreti “emergerebbe il coinvolgimento dell’imprenditore Giancarlo Marocchino nel duplice omicidio nonché in traffici di armi”. A tal proposito il gip Andrea Fanelli citavail suo collega, Emanuele Cersosimo, che con una ordinanza del 2 dicembre 2007, aveva chiesto che venisse ascoltata quella fonte confidenziale dell’allora servizio segreto civile ma “il ministero dell’Interno aveva risposto, con nota del primo aprile 2008, che perduranti esigenze di tutela della fonte stessa non consentivano di fornire elementi atti a rivelarne l’identità“. Dopo oltre dieci anni “appare utile verificare la persistenza delle ragioni di segretezza addotte dal Sisde”, concludeva Fanelli.

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