Condannare a quattro anni di carcere Alberto Bianchi, l’amico di gioventù di Silvio Berlusconi. È quello che chiede il pm Mauro Chierici alla prima sezione penale di Milano, che sta celebrando un processo per una presunta frode fiscale con un giro di false fatture per operazioni inesistenti da oltre 8 milioni di euro. Soldi che arrivavano da Publitalia, concessionaria di pubblicità del gruppo Mediaset, e che sarebbero stati incassati dallo stesso Bianchi, senza svolgere, però, in concreto alcuna attività. L’indagine era stata raccontata da un’inchiesta di Fq MillenniuM, il mensile del Fatto Quotidiano che aveva pubblicato in escusiva le intercettazioni Bianchi, amico di Berlusconi e Marcello Dell’Utri sin dai tempi in cui tutti e tre frequentavano l’università a Milano. “Sai fino a quando mi pagheranno? Fin quando c’è vivo Dell’Utri“, diceva intercettato Bianchi: da Publitalia ha ricevuto in totale  27 milioni di euro nell’arco di 14 anni, fino al 2013. Soldi giustificati e fatturati come provvigioni per la vendita di spazi pubblicitari per le reti del Biscione. Grazie alle intercettazioni e alle testimonianze dirette dei funzionari della concessionaria, però, l’indagine ha documentato che Bianchi non ha mai procacciato neppure un singolo cliente. Da qui è partita l’inchiesta sulla reale natura di quei pagamenti.

“Bianchi è legato da un rapporto di amicizia con Berlusconi sin dal ’56, quando frequentavano un corso universitario, ha intrattenuto rapporti con Publitalia dagli anni ’80” e “dalla fine degli anni ’90 ha ricevuto in totale 30 milioni di euro da Publitalia, in particolare 27 milioni in 14 anni fino al 2013″, ha ricostruito il pm nella sua requisitoria. Il tutto, secondo la Procura, “senza svolgere alcuna attività lavorativa, mentre sulla carta avrebbe dovuto procacciare clienti“, attraverso la società New Publigest, di cui sarebbe stato amministratore di fatto. Alla procura, che ha contestato una presunta frode da circa 8 milioni (per gli episodi non prescritti), come spiegato in requisitoria, “sfuggono ancora le ragioni di tutti questi soldi dati negli anni a Bianchi”, attraverso le presunte false fatture emesse dalla New Publigest e pagate da Publitalia.

Nelle intercettazioni di Bianchi, pubblicate su Fq Millennium, il coetaneo di Berlusconi sosteneva di avere ricevuto bonifici a sei zeri in cambio del suo silenzio sui rapporti tra Dell’Utri e la mafia. Un concetto ribadito più volte .”Sa che Bianchi può diventare un grande problema se non lo paga. Io non ho paura, deve avere più paura lui di me che io di lui”, inveiva parlando di sé in terza persona, quando l’azienda aveva sospeso le elargizioni dopo l’apertura dell’inchiesta. “Loro hanno paura a pagarmi, dovrebbero avere più paura a non pagarmi. La mia disgrazia è che Dell’Utri sta morendo”, diceva Bianchi ancora nella conversazione del 24 febbraio 2015. Quando l’ex senatore è già detenuto nel carcere di Parma (poi sarà trasferito a Rebibbia, prima di ottenere i domiciliari) dopo essere stato condannato a sette anni per concorso esterno a Cosa nostra. Una sentenza diventata definitiva nel maggio del 2014, nove mesi prima che Bianchi pronunciasse quelle parole piene di rancore. E molto simili a un ricatto, seppur soltanto ventilato.

In una tranche dell’inchiesta il gip Maria Vicedomini aveva già archiviato le accuse di frode fiscale e appropriazione indebita che erano state contestate a Berlusconi: per i pm non è emersa la prova che fosse lui il demiurgo dei pagamenti. L’archiviazione riguarda anche Giuliano Adreani, presidente della concessionaria fondata da Dell’UtriPublitalia, invece, ha patteggiato il pagamento di 18 milioni di euro con l’Agenzia delle entrate. L’ex ad della concessionaria, Fulvio Pravadelli, ha patteggiato un anno. Oggi il pm ha chiesto altre cinque condanne nel processo.

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