È definitivamente esploso il caos a Roma sui conti di Ama, la partecipata che si occupa dei rifiuti. La Giunta capitolina ha bocciato il bilancio 2017 della municipalizzata, nonostante nel dicembre scorso i vertici abbiano provveduto a reimpostarlo sulla base delle indicazioni del Campidoglio. Una decisione che ha spinto l’assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari, come comunicato in anteprima a ilfattoquotidiano.it, a rassegnare le proprie dimissioniirrevocabili” alla sindaca Virginia Raggi. Un passo che, a quanto risulta, al momento è decisissimo a non compiere Lorenzo Bagnacani, presidente di Ama, il quale sta attendendo di esaminare il dispositivo approvato dall’esecutivo capitolino per decidere se ci sono gli estremi per portare i libri contabili della società municipalizzata e chiedere il concordato in continuità. Una misura eventuale simile a quella intrapresa per Atac ma impensabile visto il quadro finanziario descritto fino a un anno fa. Eventualità che Raggi ha già smentito due volte, nonostante i rumors insistenti.

IL CONTENZIOSO – Da una parte i vertici di Ama e dall’altra l’assessore capitolino al Bilancio, Gianni Lemmetti, e il direttore generale del Campidoglio, Franco Giampaoletti, erano ai ferri corti dallo scorso autunno per via di un credito di appena 18 milioni di euro relativo ad alcune partite dare-avere sulla gestione dei servizi cimiteriali, iscritto nel documento finanziario 2017 della società partecipata – approvato dal cda nel marzo 2017 – ma non riconosciuto dagli addetti ai conti della giunta capitolina, nonostante fosse presente nei conti aziendali sin dal 2014. Un contenzioso totale da 60 milioni di euro, contestato ufficialmente dal dg capitolino solo nel novembre scorso. Fra i malumori vari, Ama e Campidoglio trovano un accordo e il cda il 5 dicembre scorso aggiorna e riapprova il bilancio 2017 aprendo un fondo ad hoc per 18 milioni di euro che non va ad incidere sulla corretta rappresentazione del bilancio. Un’operazione che ottiene l’ok dei revisori dei conti Ernst & Young ma non quello del collegio sindacale in scadenza.

LA BOCCIATURA E LE DIMISSIONI – A quanto risulta, il parere negativo del collegio sindacale avrebbe quindi rappresentato l’ “elemento ostativo” preso a spunto da Lemmetti per forzare la mano e ottenere da Virginia Raggi e dal resto della Giunta il voto positivo alla bocciatura del bilancio Ama. Decisione che ha portato Pinuccia Montanari, assessore all’Ambiente e persona molto vicina a Bagnacani, di fatto a sbattere la porta del suo assessorato in faccia alla sindaca. “Ritengo di fatto – ha anticipato a ilfattoquotidiano.it – del tutto ingiustificata la bocciatura del bilancio che getta un’azienda che dà lavoro a oltre 11mila romani in una situazione di precarietà che prelude a procedure fallimentari. Non è per me più possibile condividere le azioni politiche e amministrative di questa giunta”. E ancora: “Do la solidarietà ai lavoratori dell’azienda e a tutti quelli che si sono sforzati sino ad ora per costruire e non per distruggere. Qualcun altro possa in futuro realizzare il nostro sogno”. Parole dure e amare, da parte di Montanari. Secondo indiscrezioni, l’assessora si era già dimessa a fine dicembre, ma la prima cittadina le aveva chiesto di rimanere perché impossibilitata a rimpiazzarla con un’altra “quota rosa”, vista anche la promozione in Giunta del suo delegato Antonio De Santis. A quell’episodio sono seguiti nei giorni scorsi colloqui con Stefano Zaghis per un posto di direttore generale ad Ama, iter bloccato a causa di dissapori in maggioranza.

I 6 PARERI FAVOREVOLI AD AMA – In realtà, come ha potuto constatare ilfattoquotidiano.it, ci sono ben sei pareri favorevoli raccolti da Ama – appartenenti a studi romani e milanesi – concordi nel rilevare l’insussistenza di impedimenti procedurali sull’approvazione del bilancio 2017. In particolare, all’interno dei pareri si segnala che “con riferimento allo specifico caso di Ama, la conclusione cui si deve giungere è che il giudizio negativo formulato nella relazione dei sindaci non è d’ostacolo alla approvazione del bilancio da parte dell’assemblea dei soci” e ciò appare ancora più fondato “ove si consideri che il giudizio negativo alla approvazione del bilancio non proviene dall’organo istituzionalmente deputato all’analisi analitica del bilancio medesimo, e cioè la società di revisione, la quale invece giunge nella sua relazione ad esprimere parere positivo”. Inoltre, per quanto riguarda gli aspetti tecnici sollevati dal Collegio sindacale, si rileva come le risultanze della Società di revisione, che condivide la correttezza dell’approccio contabile adottato da Ama per dare seguito alle nuove rilevanti informazioni giunte dall’azionista Roma Capitale in merito a taluni crediti, non contengano “elementi ostativi affinché il Socio, pur in presenza di una Relazione del Collegio sindacale che esprime un orientamento negativo, non possa non procedere con l’approvazione del bilancio d’esercizio chiuso al 31 dicembre 2017 nella versione approvata dal CdA in data 5 dicembre 2018”.

LO SCENARIO – “Sono stufa. Sono dalla parte dei cittadini che hanno perfettamente ragione. È il momento di fare pulizia nel bilancio Ama e soprattutto nelle strade. Su questo non accetto alcun compromesso. E non si torna indietro”: questo è ciò che avrebbe detto Virginia Raggi in Giunta, almeno a leggere un retroscena dell’Ansa. Ora cosa potrebbe succedere? Come detto, Bagnacani non è intenzionato a dimettersi. E dal Comune non vorrebbero mandarlo via per non rischiare di dover corrispondergli una cospicua buonuscita – la bocciatura del bilancio non è una ‘giusta causa’ per il licenziamento – Il presidente Ama da settimane minaccia, in via informale, di portare i libri della società in tribunale. A quel punto, spetterebbe al Tribunale fallimentare decidere cosa fare. Le linee di credito con le banche scadono il 28 febbraio e Ama ha un debito di oltre 1 miliardo di euro – importo di poco inferiore a quello di Atac nell’estate 2017 – ma ha sempre chiuso i bilanci precedenti in pareggio, potendo contare sia sul contratto di servizio con il Campidoglio sia sugli introiti provenienti dalla tariffa rifiuti più alta d’Italia. Dunque, un’eventuale commissario nominato dal giudice dovrebbe occuparsi solo di approvare il bilancio e dare via libera al piano industriale indispensabile per la rigenerazione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti e per scongiurare l’ipotesi di una nuova discarica all’interno del Comune di Roma.