Mandare a Catania la memoria difensiva di Matteo Salvini e i relativi allegati del premier Giuseppe Conte, del vicepremier Luigi Di Maio e del ministro, Danilo Toninelli. È quello che chiede Pietro Grasso a Maurizio Gasparri, presidente della giunta per le Immunità del Senato. In alternativa – secondo l’ex procuratore nazionale antimafia – il senatore di Forza Italia commetterà un reato.  Giovedì all’organo parlamentare era arrivata la memoria difensiva del ministro dell’Interno, sul quale pende la richiesta di autorizzazione a procedere del tribunale dei ministri di Catania. Il leader della Lega è accusato di sequestro di persona aggravato per aver vietato lo sbarco dei 177 migranti, a bordo della nave della Guardia costiera ormeggiata nel porto siciliano. Allegati alla sua memoria, Salvini ha prodotto anche due documenti: uno del premier Conte e uno di Di Maio e Toninelli. Il senso dei due allegati è che sulla Diciotti è stata condotta un’azione corale di tutto il governo: è dunque non è il solo Salvini ad avere deciso di non fare sbarcare i migranti a bordo della nave.

“In questi giorni stiamo esaminando in Giunta la memoria difensiva del Ministro degli Interni sul caso Diciotti. Insieme a quella di Salvini sono arrivate le memorie del Presidente Conte e dei Ministri Di Maio e Toninelli, in cui si assumono la corresponsabilità di quanto avvenuto”, ha spiegato Grasso, che fa parte della giunta e ieri aveva chiesto a Gasparri di considerare irricevibili gli allegati alla memoria. “Il presidente della Giunta – spiega però Grasso –  ha deciso, autonomamente e in base alle prerogative presidenziali, di acquisirle agli atti. Con le stesse prerogative presidenziali Gasparri, essendo un pubblico ufficiale, ora ha l’obbligo e il dovere di trasmetterle al Tribunale dei Ministri di Catania, tranne che non voglia commettere un’omissione di denuncia (art. 361 del Codice Penale)”. In pratica per l’ex presidente del Senato, l’organo parlamentare dovrebbe rimandare gli atti a Catania, per chiedere al tribunale dei ministri di esprimersi sull’intero esecutivo. A questo proposito ieri il presidente della corte costituzionale, Giorgio Lattanzi, ha ricordato che “un reato può essere commesso da una singola persona o da più persone come da un singolo ministro, da più ministri o dall’intero governo”.

Gasparri, però, frena. “Il presidente Grasso – dice il senatore di Forza Italia –  confondendo le sue precedenti vite con quella attuale usa termini tipo: ‘deve fare questo, deve fare quello‘, rivolto al presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità. Noi faremo ciò che le regole che presiedono il nostro organismo ci diranno di fare e quello che la stessa Giunta, già convocata per mercoledì e giovedì, si orienterà a fare. Senza alcuna preclusione, ma senza affidare a un singolo il potere di emettere ordini o sentenze. Noi abbiamo ricevuto memorie e documenti solo da Salvini, come da articolo 135-bis del regolamento. Non sono io che ho confuso articoli con altri o confuso procura con tribunale e fatto affermazioni non fondate. Faremo quello che bisognerà fare e che scaturirà dal libero confronto della giunta e dal rispetto delle norme”.

In attesa di capire cosa farà l’organo parlamentare, a Salvini replica indirettamente l’Associazione nazionale magistrati.  “Non aspiriamo ad alcun ruolo di supplenza, abbiamo ben presente quali siano i confini dei nostri compiti e delle nostre prerogative. Non vogliamo sostituirci a nessuno, ma chiediamo che vengano rispettate le nostre prerogative costituzionali”, dice Francesco Minisci, presidente del sindacato delle toghe. Il riferimento è per un passaggio contenuto nella memoria di Salvini, in cui il ministro dell’Interno scrive: “L’impostazione del tribunale di Catania calpesta le più elementari regole del diritto internazionale e della nostra Costituzione, invadendo poi una sfera di esclusiva prerogativa dell’Autorità di governo“. Per Minisci “tra i compiti che la Costituzione assegna ai magistrati vi sono il dovere e l’obbligo di svolgere indagini e accertamenti nei confronti di tutti, senza esclusioni. Non esistono giudici elettivi: i giudici traggono la loro legittimazione dalla Costituzione. Nessuno è al di sopra della legge, neppure gli esponenti politici“.

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