Le parole del premier, del vicepremier e del ministro dei Trasporti avranno un peso nella valutazione della richiesta di autorizzazione a procedere per Matteo Salvini. Lo ha deciso il presidente della Giunta per le Immunità, Maurizio Gasparri, che ha dato il via libera all’acquisizione dei due documenti firmati da Giuseppe Conte, Luigi Di MaioDanilo Toninelli, allegati alla memoria difensiva presentata dal ministro dell’Interno. I due allegati erano stati contestati dal senatore di Leu, Pietro Grasso. Sulla questione non c’e stato alcun voto, ma solo la decisione di Gasparri che è stata presa “a norma di regolamento“. “Il documento di Di Maio e Toninelli è, come si legge dall’intestazione, una Memoria indirizzata alla Giunta e non al ministro Salvini. L’unico che può produrre memorie è l’interessato, ovvero Salvini, come il presidente Gasparri sa bene ed ha ripetuto più volte la scorsa settimana”, dice però l’ex presidente del Senato.

Governo difende condotta di Salvini – La difesa dell’esecutivo sull’operato del titolare del Viminale, dunque, avrà il suo peso sulla valutazione dell’organo parlamentare, che dovrà decidere se concedere o meno l’autorizzazione a procedere avanzata dai giudici di Catania per il ministro accusato di sequestro di persona aggravato. Vuol dire che l’intero governo rivendica la propria responsabilità nel caso della Diciotti, quando per cinque giorni venne vietato lo sbarco ai 177 migranti a bordo della nave della Guardia costiera. Quella, secondo la difesa di Salvini e i documenti del premier, era una scelta politica che non consente di processare il ministro per sequestro di persona aggravato come invece vorrebbero fare i giudici del tribunale dei ministri di Catania.

Lattanzi: “Può essere reato di tutto il governo” – Questo però non vuol dire che nel caso della Diciotti non è stato commesso alcun reato. Al contrario sotto processo potrebbe finire l’intero governo. Lo spiega il presidente della corte Costituzionale, Giorgio Lattanzi: “Un reato può essere commesso da una singola persona o da più persone come da un singolo ministro, da più ministri o dall’intero governo. In presenza di un reato ministeriale – dice il presidente della Consulta – c’è un Tribunale dei ministri, quindi un organo collegiale che è garanzia. Questo Tribunale se ritiene che quel fatto che è stato denunciato costituisce un reato, rimette quel caso al Parlamento il quale deve valutare se questo reato è stato commesso nell’interesse dello Stato o nell’interesse pubblico. Quindi c’è una valutazione giuridica e una del Parlamento; i giudici fanno una valutazione giuridica e il Parlamento una politica”. Insomma: le memorie di Conte, Di Maio e Toninelli potrebbero estendere le accuse del tribunale di Catania all’intero esecutivo. E quindi la giunta per le Immunità del Senato potrebbe anche decidere di non votare l’autorizzazione a procedere nei confronti del solo Salvini, scegliendo prima d’interpellare i giudici. Si vedrà, visto che secondo Gasparri l’iter sarà concluso entro il 20 febbraio.

La memoria: “Giudici hanno invaso  prerogative del governo” –  Il leader della Lega ha preferito non comparire di persona davanti alla giunta che ha sede a Sant’Ivo alla Sapienza a Roma. Ai senatori presieduti da Gasparri ha inviato una memoria di sedici pagine (leggi i contenuti) con allegati due documenti: uno lungo quattro pagine firmato dal presidente del consiglio , e un altro di tre siglato dal vicepremier Di Maio e dal ministro dei Trasporti Toninelli. “L’impostazione del tribunale di Catania calpesta le più elementari regole del diritto internazionale e della nostra Costituzione, invadendo poi una sfera di esclusiva prerogativa dell’Autorità di governo”, scrive il ministro nella sua memoria, spiegando che “lo scalo tecnico a Catania è stata una scelta dell’Autorità marittima esclusivamente per ragioni di comodità legate ai rifornimenti di cibo, acqua ed altro, rifornimenti che potevano avvenire tranquillamente anche in mezzo al mare”.

Conte: “Anche io responsabile” – Nel primo, cioè l’allegato del premier, Conte scrive che sulla Diciotti c’è stata “attuazione di un indirizzo politico-istituzionale che il governo ha condiviso“. “Sento il dovere di precisare – scrive Conte – che le determinazioni assunte in quell’occasione dal ministro dell’Interno sono riconducibili a una linea politica sull’immigrazione che ho condiviso nella mia qualità di presidente nel Consiglio con i ministri competenti, in coerenza con il programma di governo. Le azioni poste in essere dal ministro dell’Interno si pongono pertanto in attuazione di un indirizzo politico-internazionale, che il Governo da me presieduto, ha sempre coerentemente condiviso fin dal suo insediamento. Di questo indirizzo, così come della politica generale del Governo, non posso non ritenermi responsabile, ai sensi dell’articolo 95 della Costituzione”.  “La vicenda – continua il premier- che ha riguardato l’unità navale ‘U.Diciottì è dunque pienamente ascrivibile all’esercizio della funzione di governo per il perseguimento di obiettivi di politica migratoria tesi a contrastare il traffico di esseri umani e a richiamare gli altri Stati membri dell’Unione europea a un’onere di condivisione nella gestione del fenomeno, fin dalle operazioni di ricerca e soccorso in mare”.

Di Maio e Toninelli: “Decisioni frutto di condivisione” – Il premier, ovviamente, spiega anche che quello della Diciotti era un evento fondamentale per i rapporti con l’Europa. “In primo luogo l’azione del governo è stata indirizzata a contrastare il traffico odioso di essere umani e a impedire la tragica perdita di vite umane. In secondo luogo il governo ha posto in essere ogni azione utile a promuovere una politica di contrasto all’immigrazione irregolare quanto più possibile condivisa a livello europeo. In particolare ebbe luogo un’interlocuzione con le autorità maltesi relativamente all’individuazione del porto di sbarco e fu avanzata una richiesta agli altri Stati membri dell’Unione e alla Commissione Europea per la redistribuzione di migranti. Lo stesso senso degli allegati firmati da Toninelli e Di Maio dove si parla “decisioni furono frutto di una condivisione politica“.

Il voto tra i  5 stelle – Decisivi, all’interno della giunta, saranno i voti dei senatori del M5s. Il movimento di Luigi Di Maio non ha ancora annunciato come voterà. “Tutti leggano le carte, non chiediamo favori e aiutini a nessuno. Ricordo che non si voterà se Salvini è colpevole o innocente. Bisognerà capire se l’ho fatto nell’interesse del Paese”, ha ripetuto anche stamattina Salvini. “Voto online dei 5 stelle per decidere su Salvini? Non mi risulta questa opzione”, ha detto il senatore Francesco Urraro, uno degli esponenti del M5s che fa parte della giunta. Se per Nicola Morra i Cinquestelle devono votare sì al processo a Salvini, per Mario Michele Giarrusso – che fa parte della Giunta – una decisione anora non c’è: “Valuteremo carte e decideremo insieme. Il Movimento è compatto, nessuna divisione tra giovani e vecchi, non ci sono ortodossi o no, ma dissenzienti e quelli in linea con il partito” .

B. incalza: “Di Maio alleato leale…” – Una situazione d’incertezza che presta il fianco al commento velenoso di  Silvio Berlusconi, che in un’intervista al Corriere della Sera incalza i pentastellati cercando di trascinare di nuovo la Lega nel “perimetro del centrodestra”, come lo chiama l’ex cavaliere. “I rapporti personali sono buoni come sempre, ispirati alla lealtà reciproca anche quando siamo in disaccordo”, dice il leader di Forza Italia, riferendosi ai rapporti con Salvini.  “Noi – aggiunge – non siamo i Cinque Stelle, che non hanno ancora sciolto la riserva su come votare al Senato sulla richiesta di autorizzazione a procedere contro Salvini: davvero una bella prova di solidarietà umana e politica, oltre che di senso del diritto. Davvero degli alleati leali…”.

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