Paolo Dall’Oglio è vivo ed è oggetto di una trattativa dell’Isis per evitare la sconfitta finale”. A sostenerlo è il giornale inglese Times che cita fonti curde. Secondo la ricostruzione del quotidiano londinese il prete gesuita, rapito in Siria nel 2013, è al centro di un negoziato insieme al giornalista britannico John Cantlie e a un’infermiera della Croce Rossa della Nuova Zelanda. Lo Stato islamico, secondo le fonti del Times, sta cercando un accordo con le forze curdo-arabe (sostenute dagli Stati Uniti), chiedendo un passaggio sicuro in cambio della liberazione degli ostaggi. Si tratta degli ultimi territori sotto il controllo dello Stato islamico.

“Non abbiamo riscontri”, hanno commentato all’agenzia Ansa fonti qualificate del Vaticano. Smentiscono di essere a conoscenza del fatto anche le forze curdo-siriane che guidano l’offensiva contro l’Isis ne sud-est del paese, ha spiegato il portavoce delle Forze siriane democratiche (Sdf), Mustafa Bali, raggiunto telefonicamente dall’Ansa.

“Sarebbe una bellissima notizia se risultasse vera”, commenta il cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico a Damasco, parlando all’AdnKronos. “Ci speriamo tutti, ora aspettiamo”, afferma Zenari, che precisa di non avere “direttamente notizie”. “Sono cinque anni e mezzo che seguiamo piste, anche le più impossibili” per ritrovare il religioso, ma “purtroppo non c’è mai stato niente di concreto, nemmeno un centimetro quadrato su cui basarsi sia in senso positivo che negativo”. Il cardinale dichiara di aver avuto un barlume di speranza sulle sorti di Dall’Oglio dopo aver ascoltato recentemente il presidente Stati Uniti, Donald Trump, annunciare che “intende pulire tutta l’area” della Siria ancora in mano all’Is. “Allora ho fatto questo pensiero: ora verrà fuori, se è vero che ci sono degli ostaggi”.

Dall’Oglio è stato rapito il 29 luglio del 2013 mentre si trovava a Raqqa, in quella che era la “capitale” dell’autoproclamato “califfato” di Abu Bakr al-Baghdadi. Il rapimento non è mai stato rivendicato e di lui non si hanno più notizie, anche se in passato sono circolate voci mai confermate sulla sua prigionia in un “carcere” di Daesh (nella provincia di Aleppo, avevano detto all’Adnkronos fonti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani alla fine del 2014) e anche sulla sua morte. Per la sua liberazione ha rivolto un accorato appello anche Papa Francesco.

Romano, 62 anni il 17 novembre scorso, Dall’Oglio ha passato metà della sua vita in Siria, a Deir Mar Musa, dove ha fondato una comunità monastica dedita al dialogo interreligioso. Nel giugno 2012, il gesuita fu espulso dal governo di Bashar al-Assad per aver incontrato membri dell’opposizione e criticato le azioni del regime nella guerra siriana. Per qualche mese si trasferì nel Kurdistan iracheno, da dove rientrò in Siria qualche mese dopo, prima di essere rapito. Nel 2015 è stata fondata a Roma l’associazione “Giornalisti Amici di padre Dall’Oglio” per riportare all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni il caso del gesuita.