“Ha il vantaggio di essere noto e pop. E in un’epoca in cui tutti i personaggi sono divisivi, lui non lo è. È una scelta in linea col Movimento 5 Stelle: se è vero che uno vale uno in senso ampio, e dunque anche le esperienze e le competenze contano poco, più o meno tutti possono fare tutto”. Luigi Di Gregorio, docente di comunicazione politica all’Università a Viterbo e prof a contratto alla School of Government della Luiss, non è stupito dell’annuncio del vicepremier Luigi Di Maio che questa mattina, dopo avere presentato il funzionamento del reddito di cittadinanza, ha comunicato che Lino Banfi farà parte dell’Assemblea della Commissione nazionale italiana per l’Unesco. L’attore pugliese va a sostituire Folco Quilici, scomparso il 24 febbraio del 2018, che ricopriva il ruolo di referente per la comunicazione (qui la composizione della commissione).

“Anche i 5 Stelle, come Salvini, riescono a dettare l’agenda dell’opinione pubblica. Oggi con la nomina di Lino Banfi, che ha specificato che l’organo di cui farà parte è composto da ‘plurilaureati'”. Non come lui. “Infatti. Il suo è un messaggio che non fa i conti con la complessità, cosa che di questi tempi funziona. Altrimenti non ci sarebbe mezza Italia a parlare di vaccini alla pari con Burioni. Essere tuttologi è in linea coi tempi. È una scelta che ad alcuni fa ribrezzo e ad altri no”. Sicuramente non è piaciuta a tanti esponenti Pd e della sinistra. Ma a prendere le distanze dai messaggi critici dell’opposizione nei confronti dell’attore pugliese è Giovanna Cosenza, esperta di comunicazione politica e docente all’Università di Bologna. “Banfi è un personaggio popolare e i 5 Stelle fanno quello che fanno tutti: mescolare la comunicazione di massa con la politica. Il problema vero è quello delle competenze, che è trasversale a tutti gli schieramenti“. Ai politici alla prima legislatura come a quelli di lungo corso. “Non accetto però – aggiunge – chi critica Banfi perché lega presuntuosamente la sua popolarità a una sedicente cultura ‘bassa’. Quella considerata ‘alta’ esprime una élite politico-mediatica scollegata dalla realtà. E il sopracciglio alzato della sinistra, ricordiamocelo, ha creato disastri“. E anche per Cosenza il problema centrale resta quello delle competenze perché “oggi in politica passano a occuparsi dai trasporti all’educazione, dallo sport agli spettacoli così, senza differenza”.

Il nodo è lo stesso anche per Antonio Foglio, esperto di marketing già consulente Unesco e formatore dei suoi manager. “L’Unesco è l’organizzazione Onu per la scienza, la cultura e l’educazione. Per farne parte bisogna essere preparati sul serio, conoscere le lingue. Lì ci sono persone preparatissime. Non basta ‘portare un sorriso‘”. Anzi. “Questa scelta – aggiunge Foglio – è uno schiaffo a chi si è fatto il mazzo con la cultura”. E, aggiunge Foglio, “è anche probabile che Banfi non sappia neanche che cos’è l’Unesco. Leggevo in rete che qualcuno proponeva, a questo punto, di mettere Edwige Fenech all’Oms, visto che in qualche film faceva l’infermiera. Banfi rappresenta umanamente un bel personaggio, ma all’Unesco bisogna difendere sul serio gli interessi dell’Italia”. Che di certo oggi ha tanto parlato della nomina di “Nonno Libero”. “Anche oggi hanno trovato un modo per attirare l’opinione pubblica senza che avesse conseguenze sul loro elettorato. Anzi – conclude Di Gregorio – una scelta del genere non incide su nessun elettorato. È successo come nel caso dell’ex Iena Dino Giarrusso: anche se quel posto spettava a un professore, i 5 Stelle hanno scelto altro. Per loro è un modo per disincrostare il sistema di caste e di potere contro cui si battono. La solita diatriba tra élite e popolo in cui loro scelgono il popolo, e dove anche l’élite culturale è un avversario politico“.

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