Arrestato Cesare Battisti, ora il Viminale punta agli altri terroristi latitanti. Fonti del ministero fanno sapere che sul tavolo di Matteo Salvini ci sono 30 nomi. È l’elenco aggiornato di intelligence e forze dell’ordine che porta a una prima evidenza: per riuscire a riportarli in Italia, bisogna innanzitutto passare da Parigi. In Francia si trovano infatti 14 dei 30 terroristi individuati (27 di sinistra e tre di destra, sottolinea sempre il Viminale).

“Sono sicuro che le forze dell’ordine, con i servizi d’intelligence, potranno riassicurare alle galere altre decine di delinquenti, vigliacchi e assassini che sono in giro per il mondo a godersi la vita”, aveva detto il vicepremier Salvini dopo l’arrivo in Italia dell’ex esponente del Pac. In realtà molti dei latitanti all’estero hanno ormai acquisito cittadinanza straniera e quindi non sono più estradabili. Altri, invece, hanno trascorso talmente tanto tempo da latitanti che hanno incassato la prescrizione. Ne rimangono appunto 30, secondo l’ultimo dossier arrivato al ministero dell’Interno.

Perché a Parigi – La Francia è il Paese che per anni è stata l’Eldorado dei ricercati politici: almeno 400 persone condannate in Italia per crimini eversivi hanno trovato rifugio Oltralpe. Merito della cosiddetta dottrina Mitterand: secondo il presidente francese le leggi anti terrorismo approvate in Italia tra il gli anni ’70 e gli anni ’80 non erano condivisibili. “La Francia valuterà la possibilità di non estradare cittadini di un Paese democratico autori di crimini inaccettabili”, se i Paesi che chiedono l’estradizione hanno un “sistema giudiziario che non corrisponde all’idea che Parigi ha delle libertà”, era il ragionamento dell’ex inquilino dell’Eliseo. È in questo modo che proprio Battisti aveva trovato rifugio in Francia fino al 2004: poi, però, aveva fatto perdere le sue tracce. Era quindi riapparso a Rio de Janeiro, in Brasile, dove era stato arrestato nel 2007: detenuto fino al 2011, aveva poi ottenuto clemenza dall’ex presidente Lula. Fino all’arresto in Bolivia.

Chi sono i latitanti – Otre alla Francia, si nascondono tra il Nicaragua, l’Argentina, la Svizzera e persino il Giappone le primule rosse e nere sfuggite alla giustizia italiana. Si va da Alessio Casimirri, condannato in via definitiva per il sequestro di Aldo Moro nel 1978, a Giorgio Pietrostefani, condannato a 22 anni per essere stato mandante delll’omicidio del commissario Luigi Calabresi. Ma nell’elenco c’è pure Vittorio Spadavecchia, ex esponente dei Nuclei armati rivoluzionari: fuggì in Gran Bretagna due mesi dopo aver assaltato a Roma la sede dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina di cui era presidente Arafat.

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