“Ho lanciato un grido di allarme: l’Europa rischia di franare sotto il peso del problema irrisolto dell’immigrazione. È una cosa seria, è un rischio che vedo serissimo. L’Italia vuole un’Europa più forte, responsabile, equa, solidale. A distanza di mesi continuiamo a non vedere sviluppo, nonostante abbiamo affermato nuovi principi. Se continuiamo così, il rischio che l’Europa frani diventa molto concreto”. Giuseppe Conte parla di migranti a Niamey, prima tappa di una visita di due giorni in Niger e Ciad, dove ha incontrato il primo ministro Brigi Rafini e il presidente della Repubblica Mahamadou Issoufou. Il 16 gennaio, invece, vedrà nella Repubblica del Ciad il presidente Idriss Déby.

“Possiamo dire che oggi il Niger sia diventato la frontiera meridionale del Mediterraneo“, ha aggiunto il premier, che ha sottolineato come “il numero di migranti in uscita dal Niger verso la Libia e l’Algeria” si stia “riducendo drasticamente”. E la conseguenza per l’Italia è la riduzione degli sbarchi di “oltre l’80%”. “Il Niger – ha tenuto a precisare – ha un ruolo centrale, strategico per la sicurezza e la stabilità del Sahel e per gli interessi del Nord Africa e di conseguenza dell’Europa. La mia presenza qui è anche un atto di omaggio alla leadership del presidente Issoufou e ai risultati che il suo governo sta conseguendo nella lotta al terrorismo e ai gruppi criminali che trafficano in vite umane. Tante persone che cadono nelle loro mani spesso perdono la vita nel deserto o anche nel Mediterraneo: non è questo che vogliamo. Su questo abbiamo un obiettivo comune con il Niger: contrastare questi traffici”.

Conte è il primo capo di governo italiano a visitare i due paesi africani, fondamentali per gli equilibri politici e di sicurezza del Sahel. Per questo chiede “all’Europa di fare di più, per l’Africa e per sé stessa”. Tradotto significa “contrastare alla radice le cause dei flussi migratori. Dobbiamo investire di più nel Trust fund per l’Africa e nei processi di cooperazione. È inutile pensare di contrastare il fenomeno solo accendendo i riflettori delle tv sulle situazioni emergenziali ma bisogna intervenire all’origine del fenomeno”.

Le risorse finanziarie servono a “contrastare il traffico dei migranti e i gruppi terroristici. Occorre agire in maniera integrata: da soli non si riesce anche perché i gruppi terroristici hanno una mobilità notevole e tutti i Paesi instabili ne diventano una culla”, sottolinea Conte. “Da parte dell’Italia ci sono già varie iniziative e vari contributi a diversi livelli per lo sviluppo socioeconomico del Paese. Abbiamo un know-how che spendiamo volentieri a favore della sicurezza del vostro Paese, a partire dalla formazione delle forze armate nigerine”. Conte poi garantisce che l’Italia, che in Niger ha già una missione che vede impegnati 92 militari, “è anche disponibile a incrementare gli sforzi per l’addestramento di forze armate locali, anche forze speciali”. L’obiettivo comune di Italia e Niger, ha detto, è di “contrastare” traffici di vite umane “e continuare a lavorare in questa direzione, raccordare e congiungere gli sforzi. L’Italia sta dando il suo contributo”, ma “al centro dei colloqui c’è stato anche il rafforzamento della collaborazione, non solo nell’addestramento delle forze armate” ma anche sul fronte della “cooperazione“.

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