Solo silicio e circuito stampato. Per un computer non esiste un Dio, e ancora neppure un Io. Dunque quel che è andato in scena nella notte di domenica su Paradise Road a Las Vegas non è un omicidio. Ma resta clamoroso, e diventa imbarazzante, ridicolo. Forse perfino falso. A pochi metri e a poche ore dall’apertura dei battenti del CES, la più famosa e famelica kermesse tecnologica al mondo, una Tesla Model S probabilmente in modalità Autopilot investe e “uccide” un robot dimostrativo al lato della strada, figlio di una azienda a caccia di pubblicità.

Vero incidente o messa in scena ad uso dei social, poco importa in fondo. Perché ne abbiamo già viste di tragedie nello sviluppo della guida autonoma, in quel Far West che è l’America e la sua benevolenza di molti stati ad autorizzare collaudi su strade aperte alla circolazione. E ne avevamo contati purtroppo di morti innocenti, ma non così, inconsapevoli vittime di un circo finanziario che scommette e promette sul self driving come la panacea dell’automobile che verrà. Questa tecnologia non è ancora pronta ma già fa da collettore di scommesse da venture capitalist che piacciono alla politica e all’industria. Lontana dall’inquinamento e dalla congestione del traffico. Ma che per ora non non riesce neppure a stare lontana dai piccoli guai, o che non ha ancora l’autorevolezza per stare fuori dalle sceneggiate.

Certi fotogrammi restano comunque patetici per chi studia processi di automazione avanzata, il modo di insegnare ad un computer a reagire agli imprevisti, a guadagnarsi quella fiducia che effettivamente oggi non merita. Il futuro prossimo sbandierato dai padiglioni del CES a volte suona come plastica che si accartoccia sulla plastica.

E’ un duello tra oggetti di poco conto quando la Tesla con un passeggero a bordo (che non è intervenuto) semplicemente non “vede” un robot Promobot dal costo di 2.000 dollari sfuggito dal suo percorso guida, lo travolge e lo danneggia in modo irreparabile, fermandosi poco dopo come se nulla fosse.

Al di là della veridicità di quanto accaduto nello specifico, anche in questa edizione 2019 del CES non si ragiona affatto che la guida autonoma non abbia neppure un quadro normativo tecnico, un protocollo che ne descriva i requisiti di sicurezza minimi, una autorità competente e giudicante. Si recitano come un rosario quei cinque livelli di progressiva automazione della marcia fino a fare a meno di qualsiasi intervento umano. E poi senza la mente da Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick, a raccontare ad un computer cosciente che morire assomiglia a sognare. Alla fine del video, che trovate qui di seguito, si intravede una corda tra i cespugli che sembra utilizzata per abbattere a terra il robot. Il brutto sogno dell’intelligenza artificiale, buttata in strada come silicio da macello, siamo noi.