Dal Consiglio per gli Affari generali potrebbero arrivare buone notizie per Sea Watch e Sea Eye. Secondo fonti diplomatiche, a margine della riunione a Bruxelles Francia e Germania, quest’ultima per bocca del ministro dell’Interno Horst Seehofer, hanno dato la propria disponibilità ad accogliere ognuna 50 migranti tra quelli presenti sulle navi delle due ong da giorni bloccate nel Mediterraneo in attesa di un porto sicuro e i 250 sbarcati nelle scorse settimane a Malta. Che ne chiede la redistribuzione in cambio dell’ok all’attracco delle imbarcazioni ancora in mare.

Al momento, però, i posti offerti non bastano però a soddisfare la richiesta del governo di Joseph Muscat, così la Commissione Ue ipotizza di trasferire solo chi ha possibilità di ottenere asilo. Oltre a Parigi e Berlino, il Portogallo ha dato disponibilità ad accogliere 10 richiedenti asilo, Lussemburgo e Olanda 6 ognuno. Anche la Romania, in qualità di presidenza di turno del Consiglio dell’Ue è pronta a fare sforzi e riceverne alcuni. Per l’Italia invece le fonti preferiscono non pronunciarsi, vista la costante evoluzione della politica interna del Paese, spiegano.

Accettando di ridistribuire solo i migranti che hanno più probabilità di ottenere protezione internazionale – viene evidenziato – La Valletta otterrà anche la garanzia di sostegno da parte della Commissione europea per rimpatri veloci, attraverso il contributo dell’Agenzia europea per il sostegno all’Asilo e Frontex. Ma il pressing della Commissione Ue prosegue per convincere anche altre cancellerie a mostrare solidarietà. Domani il commissario alla Migrazione Dimitris Avramopoulos sarà in sala stampa per gli aggiornamenti, dopo la riunione dell’esecutivo, e in molti scommettono che sarà per annunciare il via libera di Malta allo sbarco dei migranti.

Intanto 23 associazioni, da Amnesty International Italia, all’Arci fino a Emergency e Save the Children Italia, hanno chiesto di incontrare il premier Giuseppe Conte. “Dopo cinque giorni dal nostro appello allo sbarco immediato, bambini, donne e uomini non hanno ancora toccato terra e restano ostaggio di una disputa tra Stati. Per questo motivo chiediamo con urgenza al Presidente del Consiglio un incontro per chiarire i passi intrapresi dall’Italia per sbloccare la situazione e la posizione del nostro Paese sulla vicenda”, scrivono in una lettera le associazioni. Le stesse già lo scorso 3 gennaio avevano lanciato un appello al governo e ai Paesi membri dell’Unione europea per far scendere tutti i passeggeri delle due imbarcazioni. “Le condizioni delle persone a bordo delle due navi – si legge ancora nella missiva – stanno peggiorando di ora in ora e non è più possibile attendere oltre”.

Alle 17 organizzazioni firmatarie già del primo monito, A Buon Diritto Onlus, Acli, ActionAid, Amnesty International Italia, Arci, ASGI, CNCA, Centro Astalli, CIR Consiglio Italiano per i Rifugiati, Emergency ONG, Salesiani per il Sociale, INTERSOS, Medici Senza Frontiere, Médecins du Monde Missione Italia, Medici per i Diritti Umani, Save The Children Italia, SenzaConfine, Terre des Hommes, si sono aggiunte altre associazioni e realtà della società civile che hanno voluto sostenere la causa: Avvocato di Strada, Focus – Casa dei Diritti Sociali, la Comunità di S. Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia – FCEI, Oxfam Italia e SenzaConfine.

E mentre sono in corso le trattative a livello europeo per la redistribuzione tra i paesi membri dei migranti, dalla Ong tedesca anche oggi, così come fatto ieri, fanno sapere che la situazione è critica e che i naufraghi hanno bisogno di scendere dalla nave.