“Caro amico, speriamo che questa notte tu soffra meno il freddo. Ti chiediamo scusa a nome della città di Trieste“. Accanto, un pacco con coperte, maglioni, sciarpe, berretti e cuscini. I cittadini del capoluogo friulano hanno replicato così al gesto del loro vicesindaco leghista Paolo Polidori, che su Facebook si era vantato di aver gettato tra i rifiuti il giaciglio di un senzatetto in via Carducci. Il tutto è stato lasciato nel posto dove il clochard era solito sostare: “In caso di mancato ritiro non gettare nulla, provvederemo al recupero entro domani, grazie”, hanno aggiunto i cittadini in un post scriptum al cartello con le scuse per tranquillizzare il vicensindaco così solerte verso il decoro urbano.

Non è la nostra Trieste, e non è questione di visione politica ma di civiltà”, ha scritto in un post su Twitter Diego D’Amelio, il giornalista del quotidiano Il Piccolo che ha diffuso le foto dell’iniziativa dei cittadini triestini sui social.”Non penso che sia esagerato dire che siamo davanti alla banalità del male“.

La versione di Polidori – “Vorrei trovare questo clochard e dirgli che se si farà ospitare in una struttura protetta gli acquisterò abiti nuovi. Potrebbe tuttavia non averne bisogno, poiché da quanto mi è stato riferito ogni giorno cambia circa 100 euro di monete nei negozi del centro di Trieste, il che significa che guadagna quasi tremila euro al mese. Inoltre, verosimilmente potrebbe rifiutare l’ospitalità in un ricovero pubblico perché, come ha dimostrato in passato, ad un tetto preferisce il bivacco per strada“, ha spiegato il vicesindaco Polidori.

Polidori ha spiegato poi che “non erano abiti e effetti personali abbandonati quelli che ho rimosso. Ma soltanto stracci, non riconducibili ad una persona determinata ed interpretabili dunque come spazzatura che di conseguenza io posso prendere e gettare nel cassonetto. Se avessi visto effetti riconducibili ad un bivacco attivo non li avrei mai presi. La questione – ha infatti ricordato – è cominciata mesi fa quando questa persona ha cominciato a stazionare nel centro di Trieste, portando pentole e stracci ed addirittura provando a piantare una tenda davanti ad negozio con i conseguenti disagi immaginabili per i cittadini ed i commercianti, che spesso ha anche minacciato. Inconvenienti ancor più aggravati dalle pessime condizioni igienico sanitarie in cui versavano lui ed il ‘suolo’ che occupava”.

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