“Concreta solidarietà nei confronti di queste persone”. Al 16° giorno senza porto per le navi Sea Watch 3 e la Sea Eye, con 49 migranti a bordo, è arrivato anche l’appello di Papa Francesco. Il Pontefice, al termine dell’Angelus in piazza San Pietro, ha ricordato la vicenda delle due imbarcazioni che da giorni aspettano indicazioni su uno scalo che accolga i migranti soccorsi in mare. Bergoglio si è rivolto direttamente ai leader europei, ai quali ha chiesto “concreta solidarietà“. “Da parecchi giorni quarantanove persone salvate nel mare Mediterraneo sono a bordo di due navi di Ong, in cerca di un porto sicuro dove sbarcare – ha aggiunto il Papa dopo la recita dell’Angelus – Rivolgo un accorato appello ai leader europei, perché dimostrino concreta solidarietà nei confronti di queste persone”.

Parole, quelle del Santo Padre, che arrivano all’indomani della presa di posizione del presidente della Camera Roberto Fico, che prima ha sottolineato come “non si lascia solo chi fugge da dolore e morte”, per poi rivolgere a sua volta un appello all’Unione europea, affinché “non lasci sola l’Italia”. “Non possiamo permettere che vengano lasciati in condizioni inaccettabili degli esseri umani che fuggono da dolore, morte e sofferenza” ha scritto Fico su Facebook, confermando la linea tenuta sulla questione dell’accoglienza dei migranti fin dall’inizio del suo mandato. Anche la Cei, sempre ieri, aveva detto la sua tramite il monsignor Guerino Di Tora, presidente di Migrantes, la fondazione della Conferenza episcopale italiana: “Di fronte a situazioni umanitarie che richiamano scenari di morte, non ci si può tirare indietro e sentirsi ugualmente con la coscienza a posto”.

Una posizione superata oggi dalle parole dell’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, che in occasione della messa della ‘Festa dei Popoli’ alla chiesa del Santo Volto ha annunciato la “disponibilità della Chiesa torinese ad accogliere alcune delle famiglie che si trovano a bordo delle navi Sea Watch 3 e Sea Eye”. Per Nosiglia “la nostra Chiesa, come si ricorderà, aveva già offerto questa disponibilità per i profughi della nave Diciotti, nel settembre scorso. Si tratta di un gesto che ha un significato simbolico e spirituale ed è, allo stesso tempo, molto concreto”. Il gesto, ha spiegato l’arcivescovo, è “simbolico perché ci pare estremamente necessario, in questo momento, lanciare un segnale preciso alle autorità istituzionali italiane e degli altri Paesi europei, sul significato dell’accoglienza”, ed è “spirituale – ha continuato – perché mi domando, altrimenti, come facciamo a parlare e predicare di accoglienza dei bisognosi, se poi non ci mettiamo nelle condizioni di praticarla. Stiamo parlando – ha concluso l’arcivescovo – di persone. E ogni piccolo sforzo nella direzione di alleviare certe sofferenze, certi disagi, ha un grande valore, soprattutto se non saremo soli ad affrontare in questi termini il problema“.