Per i Sinti di Gallarate ancora nessuna soluzione. Dopo lo sgombero del campo in cui vivevano da 11 anni e il mese passato in albergo a Somma Lombardo, dal quale sono stati costretti a uscire il 31 dicembre scorso, alcune famiglie sono costrette a vivere in camper o alloggi di parenti e amici, per non passare la notte in strada. Al momento le proteste non hanno portato ad alcun risultato concreto e i disagi per le famiglie con diversi minori al seguito, continuano.

“Capisco la gente che dorme in un camper dopo il terremoto – afferma Giuliano, uno dei Sinti della comunità gallaratese -. Facciamo dormire al caldo bambini e donne, noi ci arrangiamo. Per loro la situazione peggiore è dividersi, anche se con la loro fantasia riescono a vivere tutto come un’avventura. Poi però si accorgono e soffrono della situazione”. Nel frattempo, il comune ha cominciato i primi colloqui con le famiglie per comprenderne la situazione. Dai primi incontri, sembra paventarsi la possibilità di un contributo economico per pagare l’affitto di alcuni appartamenti, ma la decisione finale spetta all’amministrazione comunale. Il sindaco leghista, Andrea Cassani, assente in questi giorni, fa sapere che il comune non intende finanziare le famiglie Sinti in alcun modo, di fatto sconfessando l’azione del funzionario ai servizi sociali.
“Sono cittadini gallaratesi e, se hanno dei diritti, saranno ascoltati e aiutati, ma un campo nomadi a spese del comune non è una soluzione ipotizzabile – conferma ai nostri microfoni Stefano Deligios, capogruppo della Lega in Consiglio comunale -. Se hanno i soldi per comprarsi un terreno e mettersi a norma facciano ciò che credono”.

L’avvocato Pietro Romano, legale della comunità, intanto passa al contrattacco. “È un’azione meramente politica, che costerà al comune di Gallarate più di 350.000 euro. Non posso dire cosa farà l’amministrazione comunale, ma il Sindaco ha dimostrato chiusura assoluta”.

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