Via libera definitivo alla legge di Bilancio per il 2019 con 313 voti favorevoli e 70 contrari. La Camera ha dato l’ok alla manovra economica al termine di un iter, caratterizzato da bagarre e proteste, iniziato 75 giorni fa e passato per tre approvazioni parlamentari, tutte con il ricorso al voto di fiducia. Poco dopo il capo dello Stato Sergio Mattarella ha firmato il testo.

Alla fine anche l’ultimo miglio della manovra prima dell’approvazione finale, dopo la fiducia incassata sabato sera, è stato segnato dagli attacchi delle opposizioni, inviperite per il poco tempo lasciato al dibattito parlamentare – “ho evitato il rischio l’esercizio provvisorio”, replica il presidente Roberto Fico – e agitate ancor di più in mattinata dal post pubblicato sul Blog delle Stelle e poi cancellato dal M5s. Secondo Emanuele Fiano del Pd “vi siete inginocchiati a Bruxelles, in ritardo, costando miliardi di euro agli italiani”. “Potevano scriverla Renzi e Boschi“, ha rincarato Giorgia Meloni. E ancora, per Giorgio Mulè di Forza Italia “quando tagliò le pensioni la Fornero pianse. Voi avete fatto la stessa identica cosa senza versare una lacrima”. Intanto la Commissione europea prende nota del varo e, con un tweet del commissario europeo agli Affari economici Pierre Moscovici, avverte che “seguirà attentamente l’attuazione” oltre a ribadire che “il dialogo si è concentrato unicamente sul rispetto delle regole comuni, mai sulle misure individuali”.

Così le dichiarazioni di voto al provvedimento – strutturato, poi cambiato, infine passato a tappe forzate prima al Senato e poi a Montecitorio, azzerando il dibattito in commissione Bilancio – sono state l’occasione per Forza Italia, Pd, Fratelli d’Italia e LeU per tirare le fila e ribadire tutte le critiche emerse nelle ultime settimane. Mentre Lega e M5s rivendicano le scelte fatte nell’impostare il bilancio statale per il 2019. “Scritta dal popolo per il popolo”, dice il pentastellato Francesco Silvestri. “Soldi per il sociale e superamento della Fornero”, aggiunge per il Carroccio Riccardo Molinari. E il premier Giuseppe Conte si dice convinto che gli italiani si accorgeranno “presto” degli effetti positivi e che ora “inizia la stagione del riscatto con più diritti, più crescita, più equità sociale e con al centro il lavoro. L’Italia è pronta a ripartire. E a tornare grande”. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria dal canto suo in una nota scrive che sono stati evitati “da un lato la gestione del bilancio con le mani legate dall’esercizio provvisorio e dall’altro una procedura europea per deficit eccessivo che di fatto avrebbe commissariato il paese per 5-7 anni” e si mantengono “le promesse elettorali con una manovra mirata a sostenere la crescita e a difendere la pace sociale in una congiuntura europea e internazionale che non si annuncia favorevole”. Il tutto “ribadendo la credibilità della scelta e dell’impegno europeo dell’Italia, fugando in concreto qualsiasi ombra di Italexit” e quindi “garantendo “stabilità finanziaria, scoraggiando le turbolenze sui mercati”.

Quanto all’accusa di uno “strappo costituzionale” perché il Parlamento non ha avuto modo di esaminare il provvedimento nel dettaglio, il presidente della Camera Fico in un video su Facebook ha rivendicato che la scelta era tra “ampliare i tempi della discussione, sforando il 1 gennaio e prendendomi da solo il rischio di un esercizio provvisorio o cercare di far approvare la legge di bilancio entro il 31 dicembre anche per dare il tempo al presidente della Repubblica di valutarla e eventualmente promulgarla. Non potevo prendermi io questa responsabilità, sarebbe stato assurdo, fermo restando che i tempi di discussione dovevano essere più lunghi”. “In questi giorni ho ricevuto degli attacchi”, ricorda Fico, che “si sono concentrati soprattutto sulla mia mancata imparzialità e sul fatto che sono il braccio armato della maggioranza e questo è assolutamente falso. Io interpreto il mio ruolo in modo totalmente indipendente, imparziale e terzo e rispetto i diritti della maggioranza e delle opposizioni”.

Liberi e Uguali e Pd, come +Europa, hanno annunciato la non partecipazione al voto. “Questa manovra ha un disegno pericoloso: questa maggioranza vuole modificare lo statuto della nostra democrazia. È regressiva per lo Stato sociale e per la democrazia”, afferma Fiano. “Noi non intendiamo partecipare a questo disegno. Resteremo in quest’Aula per rispetto al Parlamento ma non parteciperemo al voto”, disapprovando metodo e contenuto del provvedimento. Da un lato, il deputato dem dice che la maggioranza ha “scelto di far morire una regola” e “sepolto e offeso il dettato dell’articolo 72 della Costituzione” parlando di “danno, vulnus e ferita alla democrazia”. E dall’altra torna sul passo indietro dopo la trattativa con la Commissione europea: “Il ritardo con cui vi siete inginocchiati a Bruxelles è costato miliardi di euro agli italiani”. Per Riccardo Magi di +Europa “i provvedimenti aggravano la condizione di pericolosa precarietà del nostro Paese sotto il profilo delle prospettive di crescita e delle condizioni di finanza pubblica” e “per portare a casa questa manovra, nociva sotto tutti i punti di vista, il governo e la maggioranza, con la complicità dei presidenti delle Camere, hanno calpestato le prerogative e le funzioni parlamentari in un modo che non trova precedenti nella storia repubblicana”.

Secondo il forzista Roberto Occhiuto, la manovra “non serve all’Italia” ma “è contro l’Italia e gli italiani” perché “aumenterà le tasse e porterà il Paese in recessione“. Quando tagliò le pensioni, ricorda il deputato di Fi, “la Fornero pianse, voi avete fatto la stessa identica cosa senza versare una lacrima”, sostiene prima di invitare il governo a portare “come primo atto di gennaio l’eliminazione della tassazione al no profit“. Un primo impegno in questo senso la maggioranza lo ha già assunto approvando uno dei 244 ordini del giorno discussi in mattinata, come anche quello presentato da alcuni deputati dem che impegna il governo a “valutare gli effetti dell’applicazione delle norme sull’editoria contenute nella manovra” ed eventualmente “ristabilire le precedenti condizioni per tutelare la libertà di stampa ed evitare di colpire il pluralismo dell’informazione”.

Alle accuse di Forza Italia ha risposto la Lega: “Provate disprezzo per questa Manovra ed anche per noi della Lega? – ha chiesto il capogruppo Molinari – Se non ricordo male l’ultimo governo Monti lo appoggiò Fi e la macelleria sociale che è iniziata con quel governo è partita proprio dalla legge Fornero che oggi proviamo a correggere”. Francesco Silvestris ha invece ricordato che “non esiste libertà se non c’è giustizia sociale: come possono essere liberi cinque milioni di poveri, i pensionati colpiti dalla Fornero ed i truffati dalle banche?”. “Noi non tagliamo le pensioni a nessuno se non a qualche pensionato d’oro – ha detto il pentastellato – Abbiamo alzato le minime, eliminato una volta per tutte i vitalizi e rispettato l’impegno della quota 100. La legge Fornero era una ingiustizia ed andava superata adesso. Stiamo rilanciando un Paese”.

No alla legge di Bilancio anche da parte di Fratelli d’Italia. “Noi voteremo contro questa manovra e ci dispiace. Abbiamo sperato in un governo sovranista capace di scrivere una storia diversa in Europa. Abbiamo tifato per un governo del cambiamento, ma questa è storia…”, ha detto Giorgia Meloni annunciando il suo no a una manovra che “avrebbe potuto essere stata scritta da Renzi e la Boschi…”.

“Abbiamo anche visto l’onorevole Fiano lanciarsi verso i banchi del governo come l’incredibile Hulk – ha continuato la leader di Fdi – Lo capisco, perché avete fatto una manovra come l’avrebbero fatta Renzi e il Pd”. E ironizzando anche sui brindisi sul balcone “che dovrebbe fare Juncker, uno che tra l’altro di brindisi si intende…”, la leader di Fdi sostiene che “il governo ha messo in clausole di salvaguardia l’equivalente di due Manovre”. Quindi una stoccata sulle pensioni: “Quelle da 1.500 euro non sono d’oro: fate la stessa cosa che ha fatto la Fornero le cui gesta intendevate cancellare dalla storia di questa Repubblica. Siamo all’esproprio proletario, di quelli che vogliono i comunisti”.

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