“Fuggite, o cervelli, fuggite” oppure “Lasciate ogni speranza o voi che entrate” questi i motti per chi è già o vorrebbe entrare nel mondo dell’Università italiana. E “le chiacchiere stanno a zero” così si dice dalle mie parti. Perdonatemi se oggi scrivo per frasi fatte, ma è tale la rabbia dopo l’ultimo emendamento alla finanziaria che blocca di nuovo le assunzioni nelle università che faccio fatica ad articolare un discorso.

Era partito come una bella giornata di sole il rinnovamento delle università italiane nella più comune opinione populista “tutte corrotte e piene di nepotismi”, “oppure un covo di comunisti sinistrorsi” e allora con la riforma Gelmini e gli altri provvedimenti inizia il “percorso virtuoso”: abilitazioni nazionali, risanamento dei bilanci, terza missione (il che vuol dire che non solo ti devi occupare di didattica, ricerca etc ma anche dei legami con il territorio) diventi schiavo in breve tempo del “ranking”. Le tue prestazioni vengono misurate manco dovessi correre in Formula 1 e tu ci credi. Sotto sotto pensi: è il sangue che bisogna donare per entrare in Europa, per preparare un futuro migliore ai nostri figli. Non fa nulla che per anni hanno bloccato agli universitari gli scatti stipendiali, qualche sacrificio bisognerà pure farlo.

E così continui a credere al cambiamento. Soffri e aspetti. E alla fine quando sei finalmente diventato virtuoso, quando sei riuscito a rispettare i parametri che ti hanno imposto, quando hai avuto l’abilitazione nazionale (che è un procedimento di valutazione della tua attività realizzato da una commissione nazionale nella quale vogliono sapere pure se hai fatto lezione all’estero) ecco, quando sei pronto ti bloccano le assunzioni. Sarà per un solo anno si dice. Ma la musica è la stessa da troppo tempo per poterci credere ancora. E quindi “Fuggite, o cervelli, fuggite”, così dico io ai miei studenti migliori che mando all’estero con l’Erasmus. Nel mio cuore io mi sono sempre augurato sempre che poi ritornino, aiutino la loro terra a crescere, ma oggi no, non ci credo più.

Nella finanziaria in realtà c’è un emendamento per l’assunzione dei ricercatori a tempo indeterminato, vi spiego chi sono, sono una categoria in estinzione (come gli elefanti in Africa). Poiché oggi ci sono i ricercatori di tipo B a cui è stata disegnata una strada preferenziale per diventare professori associati (e comunque il provvedimento blocca anche loro per il 2019). Sono quelli che da una vita tengono corsi e cicli di lezioni tengono in piedi tantissimi corsi di laurea delle loro università anche se dovrebbero solo fare ricerca e non didattica. Sono quelli – almeno molti loro – che hanno continuato a produrre scientificamente, hanno superato l’abilitazione nazionale (vedi sopra) e che ora sono al palo. Per dargli un contentino li chiamano “professori aggregati”. Ecco per questa categoria c’è un emendamento alla finanziaria per un piano straordinario a firma dei senatori Montevecchi, Turco, Corrado, De Lucia Granato Marilotti, Russo e Vanin. Riusciranno i nostri eroi nell’impresa oppure avvaloreremo anche il secondo motto ovvero “Lasciate ogni speranza o voi che entrate”.

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