Il Parlamento europeo ha chiesto la testa di Martin Selmayr, il Segretario generale della Commissione europea ed ex potentissimo capo di Gabinetto del presidente Jean-Claude Juncker. Lo ha fatto con una risoluzione (a firma dell’europarlamentare M5s Eleonora Evi) approvata in Plenaria a Strasburgo, il 13 dicembre, in cui analizza l’operato del Mediatore europeo (Ombudsman), incaricato di indagare sulle denunce per cattiva amministrazione da parte delle istituzioni europee e che si è occupato anche di svolgere verifiche sul cosiddetto “Selmayrgate”, la nomina a Segretario generale del 48enne braccio destro del presidente lussemburghese.

Nel documento, il Parlamento “ritiene che la Commissione non abbia rispettato i principi di trasparenza, etica e stato di diritto nella procedura utilizzata per nominare Martin Selmayr quale nuovo Segretario generale. Sottolinea che Selmayr deve dimettersi dal ruolo di Segretario generale e invita la Commissione ad adottare una nuova procedura per nominare il suo Segretario generale”, funzionario che dirige e coordina il lavoro di tutta la Commissione per garantire che tutte le iniziative siano in linea con le priorità politiche del presidente e che può accompagnare quest’ultimo anche in sede di Consiglio europeo. Un messaggio chiaro e dalla priorità assoluta, visto che, nonostante si tratti del report sull’operato del 2017, si è ritenuto necessario inserire anche questo episodio datato marzo 2018. Una delegittimazione per il Segretario generale e un avvertimento per il prossimo presidente della Commissione che, così, non potrà ignorare il messaggio lanciato da Strasburgo.

Selmayrgate, il “golpe” europeo
Lo scandalo relativo alla nomina di Martin Selmayr (raccontato nel dettaglio e con testimonianze provenienti da fonti della Commissione nell’ultimo numero di FqMillenniuM) scoppia a marzo del 2018, quando in una singola sessione del Collegio dei commissari l’allora capo di Gabinetto, che i suoi collaboratori considerano il vero presidente ombra, è stato nominato vice-Segretario e, in soli 4 minuti, promosso Segretario generale, proprio in quanto vice del Sg Alexander Italianer di cui sono state rese note le dimissioni solo dopo la nomina del braccio destro del presidente lussemburghese. Questa operazione, costruita in gran segreto da Selmayr e Juncker già dalla fine del 2017 e nei fatti imposta al resto dei commissari, è stata definita sia dal Parlamento che dall’Ombudsman Emily O’Reilly, che ha ravvisato nel processo di nomina “quattro casi di cattiva amministrazione”, “un’azione simile a un golpe”.

La mega promozione di Selmayr, di cui erano a conoscenza solo il burocrate tedesco, il presidente Juncker e, successivamente, il commissario europeo al Bilancio, Günther Oettinger, e il vicepresidente, Frans Timmermans, ha scatenato le polemiche delle opposizioni che hanno immediatamente chiesto le dimissioni del “Mostro”, come è stato soprannominato, si dice, proprio da Juncker, e l’adozione di una nuova e regolare procedura di nomina del Segretario. Richiesta, questa, contenuta anche nell’ultima risoluzione del Parlamento ma che, all’epoca dei fatti, spinse Juncker a dichiarare davanti alle telecamere: “Se se ne va lui, me ne vado anche io”. È stata quella, probabilmente, la più evidente manifestazione del potere detenuto in Commissione da Selmayr.

Un messaggio del Parlamento alla prossima Commissione: “Non riconosciamo Selmayr”
Il Parlamento, con una maggioranza del 71%, prende così una decisa e definitiva posizione che delegittima la figura di Selmayr agli occhi non solo dei cittadini europei, ma anche di tutti i funzionari e rappresentanti che lavorano confrontandosi e intessendo relazioni con il Segretario generale, come ad esempio il rappresentante permanente d’Italia presso l’Unione europea, Maurizio Massari. Nel testo si legge che il Parlamento “ritiene che la Commissione non abbia rispettato i principi di trasparenza, etica e stato di diritto nella procedura utilizzata per nominare Martin Selmayr quale nuovo Segretario generale; deplora con forza la decisione della Commissione di confermare il signor Selmayr come nuovo segretario generale, ignorando le estese e diffuse critiche dei cittadini dell’UE e il danno alla reputazione causato all’intera Ue; sottolinea che Selmayr deve dimettersi dal ruolo di Segretario generale e invita la Commissione ad adottare una nuova procedura per nominare il suo Segretario generale, garantendo il rispetto dei più elevati standard di trasparenza, etica e stato di diritto”.

Le tempistiche con cui questo messaggio arriva lasciano intendere che il Parlamento lo ritiene un tema di primaria importanza e che era necessario ribadire la posizione della Plenaria prima delle prossime elezioni europee di maggio 2019 che decreteranno anche il nuovo presidente della Commissione europea, ossia colui che ha il potere di destituire il Segretario generale. La risoluzione sull’operato dell’Ombudsman, infatti, è relativa all’anno 2017, ma il Parlamento ha ritenuto giusto inserire nel documento anche l’episodio della nomina di Selmayr, ufficializzata nel marzo 2018.

Dopo una così dura presa di posizione da parte del Parlamento – commenta a Ilfattoquotidiano.it un diplomatico europeo – il ruolo svolto da Selmayr come Segretario generale è completamente delegittimato. Inoltre, questa situazione determina anche gravi anomalie tecniche legate alla sua posizione, visto che è lui che rappresenta la Commissione in alcune situazioni, ad esempio con i rappresentanti permanenti. Chi può rappresentare, oggi, Selmayr se la sua investitura è viziata da gravi irregolarità? Questo creerà grave imbarazzo interno alla Commissione. Mi auguro che il Parlamento non si limiti a questa risoluzione ma porti avanti questa battaglia anche in futuro, altrimenti sarebbe come ammettere che non esercita più quei poteri propri all’istituzione democratica e rappresentativa del popolo. Se vogliamo riavvicinare l’Ue ai cittadini, dobbiamo voltare pagina”.

La questione in mano al (prossimo) presidente della Commissione
Dando per scontato che il presidente uscente Juncker non muoverà un dito per rimuovere il suo braccio destro dal ruolo di Segretario generale, vista la strenua difesa portata avanti nei mesi successivi alla nomina, sarà il prossimo presidente della Commissione europea a dover risolvere la questione, decidendo se compattare le istituzioni Ue appoggiando la richiesta del Parlamento, rappresentante dei cittadini europei, o proseguire con la linea tracciata dalla coppia Juncker-Selmayr. Tenendo conto che alcuni gruppi non hanno ancora indicato il proprio Spitzenkandidat, il candidato di punta per ricoprire il ruolo di presidente della Commissione, e che alcuni dei politici in corsa non siedono ad oggi nei banchi della plenaria, gli occhi sono puntati principalmente su tre personaggi. I co-candidati dei Verdi, Ska Keller e Bas Eickhout, e soprattutto quello del Partito Popolare Europeo di cui fa parte lo stesso Selmayr, Manfred Weber.

Se la Keller ha votato in favore della risoluzione del Parlamento, Eickhout non risulta presente al voto, anche se non si fa fatica a credere che la sua posizione rispecchi quella del partito che ha votato compatto in favore del documento, senza eccezioni. Posizione più problematica quella di Weber, destinato secondo i sondaggi a essere il successore di Juncker, visto che 119 membri del suo gruppo politico si sono astenuti dal voto, tra cui anche il mentore di Selmayr, lo storico eurodeputato tedesco Elmar Brok, 13 hanno votato contro e solo 21 hanno appoggiato la risoluzione. Il suo nome, però, non compare in alcuna di queste categorie, segno che non ha partecipato al voto della Plenaria.

Twitter: @GianniRosini

*aggiornato da redazione web il 19 dicembre alle 17

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