Sembra una normale pillola, di quelle rivestite con film. In realtà è un sofisticato strumento per la diagnosi non invasiva, e soprattutto indolore, di patologie intestinali come i polipi, la malattia di Crohn o la Sindrome di Peutz-Jeghers. Per capirci, quelle che in genere richiedono una colonoscopia per essere diagnosticate. Invece con PillCam 2 è sufficiente mandare giù una pastiglia con un sorso d’acqua e attendere che, con la naturale peristalsi, raggiunga il tratto intestinale da ispezionare.

Il segreto di PillCam 2 è che all’interno non c’è un farmaco solubile, ma due videocamere miniaturizzate, in grado di filmare e ingrandire quello si vede durante il “viaggio” attraverso l’intestino. Tecnicamente si tratta di una videocapsula endoscopica, e la novità è che nel reparto di Gastroenterologia dell’Ospedale di Ravenna ha sostituito la tradizionale colonscopia.

La capsula è monouso e in tutto misura 27 mm di lunghezza e 11 mm di diametro. Oltre alle videocamere ospita una batteria, un microchip e l’antenna per trasmettere i dati. Non è necessario un ricovero ambulatoriale durante l’uso. Una volta ingerita, a digiuno e con l’intestino pulito, il paziente può condurre le sue normali attività. L’unica accortezza è che dovrà indossare una fascia sull’addome all’interno della quale è installato un registratore. I dati raccolti dalla capsula saranno inviati a questo “centro di raccolta”, e quindi trasferiti dal medico sul PC per essere analizzati.

Non parliamo di una soluzione tecnologicamente innovativa, perché per dire il vero queste pillole sono in circolazione da quasi vent’anni, a vari livelli di evoluzione. In Italia il primo modello è arrivato nel lontano 2001. Il problema è che nella maggior parte dei nosocomi italiani si continuano a preferire le vecchie tecniche, piuttosto che passare a metodi meno invasivi e dolorosi per i pazienti. Oltre tutto, con le pillole si possono anche condurre analisi impossibili con la colonscopia tradizionale, come per esempio l’ispezione del piccolo intestino, un tratto di 6 metri che altrimenti si potrebbe vedere dall’interno solo tramite intervento chirurgico o radiografia.

Fa eccezione, appunto, il caso di Ravenna.

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