Una settimana. Tanto è durata la vacatio all’interno del comitato di esperti incaricato dal Miur di preparare il concorso per il nuovo presidente dell’Agenzia spaziale italiana. Lo scorso 4 dicembre, nel giorno della decisione del Tar sul ricorso di Battiston (poi slittata al 19 marzo 2019), quattro dei cinque scienziati dell’organismo si sono dimessi in polemica con il ministro Bussetti, accusato di aver fatto pressioni per imporre criteri di scelta che consentissero di affidare la guida dell’Asi a figure con competenze non solamente scientifiche ma anche manageriali. A distanza di sette giorni i quattro sono stati rimpiazzati. A tempo di record. La notizia è stata data direttamente dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti durante la sua audizione in Commissione Attività produttive a Montecitorio: “Il Miur ha provveduto a integrare il comitato di selezione con altri quattro componenti nominando i professori Ercoli Finzi, Bussoletti, Maltoni e Rotundi”. Il poker di nomi va ad aggiungersi a quello di Mauro Ferrari, l’unico che aveva deciso di non fare alcun passo indietro. Giorgetti ha parlato in qualità di presidente del Comitato interministeriale per le politiche relative allo spazio, ovvero la vera guida italiana del comparto dopo l’approvazione a gennaio scorso della legge che ha rivoluzionato la governance pubblica del settore.

La comunicazione, tuttavia, è per certi versi irrituale: Giorgetti ha annunciato le nomine di Bussetti, con quest’ultimo in rigoroso silenzio. Che sia un altro passo verso la trasformazione definitiva dell’Asi da ente di ricerca governato dal Miur ad agenzia strumentale dello spazio guidata dal Comitato interministeriale? Presto per dirlo, ma secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it l’orientamento è questo. Poi, certo, bisognerà vedere se il governo durerà il tempo necessario per portare a termine questa missione, che tutto è tranne che semplice. Se così fosse, la Lega avrebbe chiuso il cerchio di un predominio sullo spazio ormai impossibile da nascondere. Lo dicono i fatti. Dopo la delega a presiedere il Comitato ricevuta dal premier Conte, Giorgetti ha nominato suo consigliere Stefano Gualandris, da sempre vicino al potente sottosegretario nonché imprenditore attivo anche nel settore dell’aerospazio (infatti la sua nomina è in potenziale conflitto d’interesse). Successivamente c’è stata la defenestrazione di Battiston da parte del Miur del ministro Bussetti, anche lui leghista, anche lui vicino a Giorgetti. L’ennesima conferma è arrivata con le quattro nomine odierne. La coordinatrice del comitato di esperti sarà Amalia Ercoli Finzi: 81 anni, ingegnere aerospaziale, ex professoressa (è in pensione) al Politecnico di Milano, dove comunque continua a presiedere un gruppo di ricerca che ha partecipato (seppur con un ruolo secondario) alla missione della sonda spaziale Rosetta. Prima laureata italiana in ingegneria aerospaziale e volto noto al grande pubblico (recentemente è stata ospite di Serena Dandini a La tv delle ragazze), la Ercoli Finzi è di Gallarate, la stessa città di Stefano Gualandris e di Marco Bussetti. Si tratta certamente di una pura casualità geografica, ma se si aggiunge il fatto che Giorgetti è di Varese, appare evidente come a guidare lo spazio, in Italia, ci sia una sorta di cerchio insubre.

Lombardo non di nascita (è di Ravenna) ma a quanto pare di nomina è anche l’avvocato Andrea Maltoni, docente di diritto amministrativo all’università di Ferrara specializzato in anticorruzione. Secondo le fonti de ilfattoquotidiano.it, il suo nome è stato indicato direttamente da Giuseppe Valditara, responsabile del Dipartimento Università del Miur e da molti considerato il vero teorico del sovranismo di Matteo Salvini. La figura di un giurista all’interno del comitato di esperti dovrebbe essere garanzia di un bando a prova di ricorsi. Ma su questo aspetto si dirà in seguito. Terzo nome della lista è quello di Ezio Bussoletti. Barese di nascita ma romano d’adozione, astrofisico spaziale di rinomata fama internazionale (nel 1995 ha scritto il piano spaziale europeo), ex professore di scienze e tecnologie spaziali alla Parthenope di Napoli (anche lui è in pensione), Bussoletti è stato vice presidente di Asi sotto la guida di Enrico Saggese, con cui ha avuto un rapporto a dir poco conflittuale. Attualmente riveste il ruolo di special advisor per lo spazio al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture a guida pentastellata, il che però non basta per conferire alla sua nomina una matrice puramente grillina, visto che Bussoletti è dichiaratamente un battitore libero. Che nella sua carriera universitaria ha giudicato (e premiato) il dottorato di ricerca di Alessandra Rotundi, quarto nome nuovo del comitato di esperti. Napoletana, 55 anni, astrofisica spaziale e professore ordinario alla Parthenope di Napoli, la scienziata deve la sua fama alla missione spaziale della sonda Rosetta, iniziata con il lancio del 2004 e terminata nel 2016: la Rotundi, infatti, è stata nominata dall’Agenzia spaziale europea principal investigator, cioè responsabile dello strumento Giada, uno degli 11 strumenti montati a bordo della sonda. Un riconoscimento che testimonia la levatura scientifica dell’astrofisica napoletana.

Il nuovo comitato di esperti rimarrà in carica per un solo anno, fino a dicembre 2019, ed avrà due compiti: preparare i bandi per i nuovi presidenti di Inaf (Istituto nazionale di astrofisica) e, soprattutto, di Asi. E bisognerà fare in fretta. In tal senso, il ministro Bussetti ha già firmato il decreto di nomina dei quattro professori, che per essere operativi attendono il via libera della Corte dei conti. Il loro mandato per l’Agenzia spaziale ha un obiettivo chiaro: scrivere il concorso per la guida dell’agenzia con i nuovi criteri chiesti dal Miur (competenze manageriali oltre che scientifiche) e nel minor tempo possibile. La questione cronologica non è secondaria. L’indizio è arrivato dalle parole del solito Giorgetti: “Adesso partirà una procedura trasparente” per la nomina del nuovo presidente dell’Asi, che verrà scelto “attraverso criteri scientifici“, fermo restando “il ricorso di Battiston di cui aspetteremo gli esiti”. Ecco il punto: il ricorso di Battiston, che verrà discusso nel merito il 19 marzo 2019. Se entro quella data ci sarà un nuovo bando di gara, Battiston sarà tagliato fuori: non potrà partecipare perché avrebbe ancora un contenzioso in atto con il ministero, con l’agenzia spaziale e con chi lo ha voluto far fuori dall’agenzia. Non solo. Qualora ci fosse il testo del nuovo concorso, è assai probabile che Battiston impugni anche quello, poiché sarebbe da considerare un atto conseguente alla sua revoca. Qui si aprono due strade: se Battiston perde al Tar, la partita della Lega nell’Asi sarà definitivamente vinta; ma se il tribunale amministrativo del Lazio dovesse dare ragione all’ex presidente, allora sarebbe tutto ribaltato. Con un groviglio, è proprio il caso di dirlo, davvero dell’altro mondo.

 

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