Un conflitto di interesse spaziale, seppur potenziale. Nel senso letterale della parola. Tra le nomine fatte dal governo gialloverde e, nella fattispecie, dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti ce n’è una passata inosservata a molti: è quella di Stefano Gualandris, diventato a settembre consigliere in materie giuridico economiche di Giorgetti per il settore aerospaziale. Un incarico da 30mila euro all’anno per lavorare fianco a fianco con il potente sottosegretario del Carroccio che, tra le altre deleghe, ha ricevuto a luglio anche quella strategica sul settore aerospazio. Un campo, quest’ultimo, su cui il governo italiano punta tantissimo, sia per importanza geopolitica che, soprattutto, per questioni squisitamente economiche. L’aerospaziale muove fiumi di denaro e solo per il 2018 ha ricevuto 760 milioni di euro di finanziamenti pubblico/privati, che diventeranno 880 per il 2019 e 885 per il 2020.

A gennaio 2018 è stata inoltre cambiata la governance pubblica del settore, passata dai vari ministeri interessati direttamente alla presidenza del Consiglio. Giuseppe Conte, che conosce l’ambiente perché tra il 2010 e il 2011 per qualche mese è stato nel cda di Asi, ha delegato Giorgetti, che ha assunto contestualmente la presidenza del neonato Comitato interministeriale per le politiche relative allo spazio, i cui indirizzi politici devono essere seguiti dall’Agenzia spaziale italiana, prima alle dipendenze del Miur. Insomma: alla politica lo spazio interessa eccome e ha deciso di prenderne il controllo. Da questo dato di fatto nasce anche la nomina di Gualandris. Quarant’anni, varesino residente in Svizzera, leghista da sempre (da ragazzino è stato indagato e poi assolto per la vicenda delle Guardie Padane), Gualandris è uno dei pezzi da novanta del Carroccio nella provincia di Varese, tanto da essere stato candidato sindaco di Gallarate nel 2011 e, più recentemente, in corsa alle politiche del 4 marzo scorso per la Camera nella circoscrizione Europa.

Non è stato eletto, ma ha sùbito trovato una sistemazione politica che rispecchia interessi e capacità sue e della sua famiglia. Nel 1985, infatti, Romano Gualandris, il padre di Stefano, ha fondato a Gallarate la Technosprings Italia srl: l’azienda è certificata per il modello qualità En 9100 relativo ad aerospazio e difesa, è socia del Distretto Aerospaziale Lombardo e di Aiad, ed è presente nel distretto virtuale dell’Asi, ovvero le società che partecipano ai bandi dell’Agenzia spaziale italiana. Ad oggi Stefano Gualandris è, insieme ai fratelli Cristina e Roberto, socio di minoranza della Technosprings (10% di quote a testa), con il padre Romano a detenerne la maggioranza e a rivestire il ruolo di presidente del cda in cui Stefano è consigliere delegato. La Technosprings, inoltre, in uno dei suoi progetti principali può vantare come partners l’Unione europea, il Miur, la Regione Lombardia e Leonardo, al cui interno, nel ruolo di ‘campaign manager’ del settore elicotteri (attivo anche nell’aerospaziale), c’è Francesco Giorgetti, classe 1985, fratello del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Non solo. Stefano Gualandris è anche il ceo, nonché “presidente dell’organo di gestione con firma individuale“, della Tss Innovations Projekte GmbH, società svizzera di Roveredo, anch’essa operativa nel settore aerospaziale. A leggere il profilo Facebook della Tss, Gualandris in persona definisce la società come l’associata elvetica della Technosprings. Sempre sul social network, inoltre, il ceo sottolinea come circa cinque mesi fa la Tss abbia firmato un contratto per lo sviluppo di un sistema tecnologico innovativo con l’Estec, il principale centro dell’Agenzia Spaziale Europea per i veicoli spaziali e per la tecnologia spaziale in genere. Insomma: grazie al loro know-how, le società di Gualandris lavorano e sono in grado di firmare contratti con il gotha dell’aerospazio pubblico, sia italiano che europeo.

La nomina del leghista al fianco di Giorgetti, quindi, è una buona notizia per il futuro della Techosprings e della Tss. E non è un caso che lo scorso 7 settembre Gualandris abbia partecipato alla prima riunione del Comitato interministeriale sull’aerospazio, presieduta da Giorgetti. Un appuntamento che Gualandris su Facebook ha presentato così quattro giorni prima: “Per la prima volta il Paese si doterà di una effettiva cabina di regia per il settore aerospaziale. In suddetta commissione l’ASI e il comitato tecnico della Commissione saranno interlocutori ‘tecnici’ e i ministeri interessati saranno ‘insieme’ coinvolti nel decidere le future politiche per l’aeronautica e lo spazio, incluse le collaborazioni Accademia-Lavoro e le politiche verso ESA, UE ed i partners extra UE. Speriamo – è l’augurio di Gualandris – che fin da subito si possa lavorare bene per il comparto aerospaziale”. Un tavolo, quindi, da cui passa il futuro dell’aerospazio italiano e fiumi di milioni.

Contattato da ilfattoquotidiano.it, Gualandris risponde da Madrid, dove ha appena concluso la riunione ministeriale dell‘Esa per decidere il futuro dell’Ue nello spazio: “Il conflitto d’interesse è solo potenziale – spiega – perché prima della nomina ho sospeso qualsiasi tipo di bando con gli enti statali, Asi e Miur compresi. E ovviamente non potrò partecipare a nessun concorso pubblico in materia di aerospazio. Prima di accettare – ha aggiunto – mi sono fatto fare un parere legale dall’organo di vigilanza e da Palazzo Chigi“. Ciò che non è potenziale, invece, è l’enorme potere che la Lega di Salvini ha acquistato nel settore, con l’inserimento di suoi uomini chiave provenienti da un comparto in cui girano fiumi di denaro e che fin qui è stato solo parzialmente esplorato.