Il tempo è sempre galantuomo. E c’è una regola non scritta, una specie di karma che spesso accade. Un principio di causa-effetto, ossia quello che a forza di spargere fango ingiustamente prima o poi ti ritorna con forza indietro. Prendiamo i fatti. Sulla vicenda Consip e soprattutto su Tiziano Renzi (padre di Matteo) il Movimento 5 stelle ha usato toni duri e feroci. Solo per un piccolo esempio si può ricordare quanto dichiarava Di Maio. Senza alcun rinvio a giudizio e senza alcun processo, solo indagini poi archiviate, l’attuale vice ministro dava patenti di disonestà al padre di Renzi e chiedeva le dimissioni di Matteo. Fatti scollegati che non vedevano Matteo Renzi coinvolto in alcun modo. Nonostante ciò, accuse di ogni genere e da lì il grande moto: onestà, onestà, onestà.

Bene è bastato aspettare solo un anno è tante cose sono cambiate. Il padre di Renzi è stato scagionato completamente con richiesta di archiviazione. Nessuna scusa da parte dei Grillini anzi solo veleno. Ma guarda un po’ il destino, ora si scopre che un ex dipendente della società, dove Di Maio oggi è socio al 50% (Ardima Srl), lavorava in nero. Di Maio in questi anni si è sempre vantato della sua grande onestà e di quella della sua famiglia, ricordando che nella società di famiglia ha anche lavorato da giovane. Giusto, giustissimo. E in occasioni pubbliche, conferenza Confcommercio, esaltava l’impresa edile del padre e del suo ruolo innovativo, ossia, far sentire l’operaio un piccolo imprenditore. Insomma, una storia già vista. Tanto bravi a sparlare e giudicare gli altri ma non ci si guarda a casa propria. Facile fare i grandi moralisti, alzare i toni dello scontro politico e fare sempre gli sciacalli per avvelenare i pozzi e aumentare i consensi.

In questi anni abbiamo visto toni e modi degni di Paesi incivili, bastava un avviso di garanzia per definire un’intera classe dirigente disonesta e ladra, un intero Partito corrotto. Mai un commento a fine processo ma sempre prima e poi mai una scusa. Responsabilità personali che si facevano ricadere su i figli senza alcuno scrupolo. Così anche per la Boschi e anche in quel caso il padre ha ottenuto l’archiviazione. Insomma, per anni a parlare di Renzi e Boschi per i fatti che vedevano coinvolti i genitori, accuse di ogni genere, richieste di dimissioni e poi? Tutto archiviato. Mai sentito un Grillino chiedere scusa.

Bene, oggi guarda lo scherzo del destino accade per la seconda volta a Di Maio. La prima è il condono per Ischia voluto da Luigi Di Maio, la cui famiglia già aveva beneficiato di un altro condono, nel 2006, per la casa del padre a Pomigliano d’Arco. Ora un ex dipendente dell’attuale società del vice-premier denuncia di aver lavorato in nero per il padre. E dice che altri lavoravano in nero. Di Maio durante l’intervista delle Iene in maniera poco dignitosa afferma che con il padre prima non c’era un bellissimo rapporto e da qualche anno ha recuperato. Discorso poco edificante, visto quello che diceva prima. In ogni caso le domande sarebbero tante.

Iniziamo. Dobbiamo usare gli stessi toni usati da voi per i casi Renzi e Boschi? Dobbiamo chiedere forse le sue dimissioni considerando che Di Maio oggi è il ministro del Lavoro e nella sua azienda (socio al 50%) si assumeva in nero? Dobbiamo chiedere se anche il condono fiscale, voluto dal suo governo, sarà utile alla sua società? Dobbiamo chiedere se quando lavorava nella società di suo padre era assunto regolarmente? Insomma, tante le cose da chiedere. Ma una cosa deve realmente finire ed è finita da tempo. La vostra tanto sbandierata onestà e verginità. Chiedete scusa e cambiate i toni. Non siete più credibili.