Da “Luca Lotti indagato nel caso Consip” fino a Franco Alfieri, consegnato all’immortalità da Vincenzo De Luca con l’epiteto quasi omerico de il “signore delle fritture”, passando per gli ex consiglieri del Pd rinviati a giudizio per le spese allegre alla Regione Lazio. Sul Blog delle Stelle Luigi Di Maio ha fatto la lista degli “impresentabili” candidati dagli altri partiti, Partito Democratico (“il centrosinistra ha rinnegato la lezione di Berlinguer sulla questione morale”, attacca il candidato premier dei 5 Stelle) e centrodestra in testa, le cui vicende sono state raccontate in queste settimane dal Fatto.it, insieme a quelle di molti altri esponenti della classe politica che il 4 marzo si presenteranno al giudizio degli elettori senza i requisiti di “candore” richiesti dalla loro condizione di “candidati”.

“Tutti i giornali italiani per giorni hanno sbattuto in prima pagina tutta la vita di Emanuele Dessì, cittadino incensurato candidato al Senato con il MoVimento 5 Stelle” e che ha accettato di rinunciare al seggio, esordisce Di Maio, mentre sul capolista Giggino ‘a purpetta, esponente del centrodestra, hanno “osservato un omertoso silenzio, un insulto ai lettori”. Il leader del M5S punta il dito quindi contro il segretario del Pd che “ieri ha diffamato pubblicamente il MoVimento 5 Stelle dicendo che noi abbiamo impresentabili. Gli impresentabili e riciclati li ha messi lui nelle liste con un atto d’imperio fregandosene degli iscritti e della democrazia interna del suo partito”. Insomma, dice ancora Di Maio: “Basta impresentabili in Parlamento. Di seguito trovate i nomi degli impresentabili dei partiti. Devono sparire dalle liste. Ora!”.

In cima all’elenco degli impresentabili del centrosinistra c’è Luciano D’Alfonso, “governatore della Regione Abruzzo, indagato a Pescara e a L’Aquila, per una inchiesta su appalti regionali e sul recupero del complesso che ha ospitato il mercato ortofrutticolo pescarese”. Dietro di lui spunta “Vito Vattuone che ha dal 29 gennaio scorso – si legge sempre sul blog – una richiesta di rinvio a giudizio, capolista del Pd nel collegio plurinominale per il Senato in Liguria, uno dei tanti politici candidati e coinvolti nelle vicende sui rimborsi regionali”.

Per il Lazio Di Maio consegna alla ribalta i nomi di “Claudio Mancini (proporzionale Camera Latina), Carlo Lucherini (uninominale Senato Guidonia), Bruno Astorre (proporzionale Senato), Claudio Moscardelli tutti coinvolti nell’inchiesta sui rimborsi e le spese di rappresentanza del gruppo alla Pisana fra il 2010 e il 2012, rinviati a giudizio lo scorso settembre“.

Ferdinando Aiello, Brunello Censore e Antonio Scalzo si presentano in Calabria nonostante siano stati “rinviati a giudizio nel luglio scorso”, seguiti da Angelo D’Agostino, “imputato in un processo a Roma per una storia di certificati falsi per appalti pubblici”. Vittorino Facciolla, assessore regionale all’Agricoltura in Molise, è “indagato nell’ambito di un’indagine sui Peu (Progetti Edilizi Unitari), fondi per la ricostruzione post sisma in Molise”.

“Menzione speciale” per la Campania, la regione del candidato premier del Movimento, dove svetta “De Luca junior, candidato ovviamente a Salerno, nel “feudo” del padre. È imputato di bancarotta fraudolenta per il crac della società immobiliare “Ifil”. E dove Di Maio segnala il “sottosegretario Umberto Del Basso De Caro, accusato di tentata concussione, è stato sentito dai pm nel dicembre scorso”.

Nelle fila del centrodestra, invece, oltre a Luigi Cesaro, c’è “Antonio Angelucci, premiato per la sua assidua presenza in Parlamento (99.59% di assenze) e per i risultati – scrive il leader M5S – sul fronte giudiziario con una condanna in primo grado a un anno e 4 mesi per falso e tentata truffa per i contributi pubblici percepiti tra il 2006 e il 2007 per i quotidiani Libero e il Riformista; oltre un indagine in corso in merito a un’inchiesta sugli appalti nella sanità della procura di Roma. Per lui il posto di capolista alla Camera nel Lazio”.

Ci sono Ugo Cappellacci (capolista in Sardegna, ex governatore, per lui chiesta condanna per abuso d’ufficio nel processo scaturito nell’inchiesta sulla cosiddetta P3; condannato in secondo grado a restituire alla Regione Sardegna circa 220 mila euro. Condannato a due anni e mezzo di reclusione per il crac milionario della Sept Italia), Michele Iorio, (candidato al Senato in Molise, condannato “dalla corte d’appello di Campobasso a 6 mesi di reclusione per abuso d’ufficio e a un anno di interdizione dai pubblici uffici”) e Urania Papatheu, “candidata nel Catanese, con una condanna in primo grado per gli sperperi dell’ex Ente fiera di Messina”.

Il capitolo Lega comprende Umberto Bossi “condannato a 2 anni e 3 mesi per aver usato i soldi del partito, quindi “provenienti dalle casse dello Stato” a fini privati” e Edoardo Rixi, “assessore regionale in Liguria e imputato per le spese pazze in regione Liguria: si sarebbe fatto rimborsare spese private con soldi pubblici”. Non poteva mancare Roberto Formigoni, capolista al Senato con Noi con l’Italia in Lombardia, nonostante sia “condannato per corruzione a sei anni e imputato in altri processi“.