Il discorso che ha fatto Dario Corallo all’assemblea del Partito democratico, da candidato alle primarie per la segreteria nazionale, ricorda quello che fece Debora Serracchiani nel 2009 quando venne eletta, giovanissima, Presidente del Friuli Venezia Giulia. L’intervento della Serracchiani venne ripreso da tutte le tv nazionali ed ebbe così tante condivisioni sui social da farla entrare di diritto, grazie al fatto che il suo fu un duro (e giustificato) attacco alla vecchia classe dirigente del partito, tra le voci autorevoli della politica nazionale. La Serracchiani però fu un fuoco di paglia. Venne infatti inglobata da quella stessa dirigenza alla quale aveva chiesto di fare un passo indietro.

Corallo (non è colpa sua, ma della diffidenza che ho maturato verso il Pd) mi ricorda pure quel giovane presidente della provincia di Firenze (Matteo Renzi), vestito a giacca, jeans e golfino viola (all’epoca, ospite fisso di Daria Bignardi) che con la promessa di “rottamare” la vecchia dirigenza, accusata di essere causa del calo di consensi del partito, ci aveva fatto credere che la rivoluzione interna passasse proprio da lui. Poi le cose andarono diversamente.

Corallo, durante il suo discorso, ha poi lanciato una provocazione (solo che per il momento mi è rimasta impressa solo quella): “Non umiliamo l’elettorato come un Burioni qualsiasi”. Con quella citazione ha fatto sobbalzare dallo scranno i parlamentari “renziani” e irritato lo stesso Burioni, da tempo in lite con il popolo no-vax al quale, lo stesso medico, non ha mancato di dare del somaro. Ed al virologo offeso, Corallo ha dovuto spiegare il senso e il contesto in cui lo chiamava in causa: non è con l’atteggiamento arrogante, di chi crede di aver sempre ragione, che si dialoga con il proprio elettorato.

Vanno recuperati i valori della sinistra se si vuole essere un partito di sinistra. Ma il male del Pd è, prima di tutto, l’incapacità di dialogare con gli elettori e con gli altri partiti e di rimediare agli errori commessi in passato, per colpa della troppa arroganza della sua classe dirigente: un’accozzaglia di correnti interne che continuano ad indebolire la credibilità del partito, perché si formano sulla base di ambizioni personali. Mi auguro che anche Corallo, in futuro, non venga travolto dalle stesse ambizioni personali dei propri predecessori.

A proposito di correnti interne, oltre al dissidente Corallo, in corsa per la segreteria del partito, ci dovrebbero essere anche i più “anziani” Martina, Boccia, Zingaretti, Minniti e Richetti. Aspettiamoci un “bagno di sangue”.

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