Non bastavano i guai interni di Theresa May – “minacciata” dagli alleati della destra unionista nordirlandese del Dup e dai deputati conservatori pro Brexit che vogliono destiturila –  e il fragile dialogo con Bruxelles, la Brexit si trova ora davanti a un ostacolo nuovo. Il premier spagnolo Pedro Sanchez minaccia infatti il veto sull’intesa raggiunta senza la rassicurazione esplicita che la trattativa su Gibilterra – territorio autonomo britannico storicamente rivendicato da Madrid – faccia parte di un negoziato distinto rispetto a quello delle relazioni future tra Ue e Regno Unito.

“Fino a quando non sapremo cosa dice la dichiarazione politica sulla relazione futura, non possiamo dare il nostro ok al pacchetto, incluso l’accordo sul ritiro, perché le due cose vanno assieme. Theresa May ha detto che per lei è così. Bene. Lo è anche per noi”, è tornato a puntare i piedi il ministro degli Esteri spagnolo Josep Borrell, dopo che ieri aveva sollevato la questione della Rocca al termine della riunione Affari generali sulla Brexit, proprio mentre il capo negoziatore della Ue Michel Barnier, in conferenza stampa, annunciava che tutti i 27 Stati membri avevano dato luce verde al testo di accordo sul divorzio. “La Spagna è rigida sul punto e sta creando ripercussioni”, spiegano fonti diplomatiche europee. Ma la diplomazia è al lavoro per trovare una soluzione e per chiudere il testo sulla dichiarazione politica congiunta Ue-Gb che sarà sul tavolo del presidente della Commissione europea e della premier britannica Theresa May durante l’incontro di mercoledì 21 novembre a Bruxelles.

Non è un caso, tra l’altro, che i 27 ambasciatori dell’Ue stasera siano stati convocati per una riunione straordinaria. Lo scopo – spiegano le stesse fonti – è di aggiornarli sullo stato dell’arte e renderli il più possibile partecipi del processo. Il capo negoziatore Michel Barnier sarà anche al collegio dei commissari europei per informare sulle ultime evoluzioni, mentre la riunione degli sherpa per preparare il vertice europeo di domenica è stata spostata a venerdì, visto che è stato previsto almeno un giorno per l’analisi del testo a cui si sta ancora lavorando.

Downing Street, intanto, fa sapere che l’incontro a Bruxelles fra May e Juncker “è parte dei negoziati in corso”, avvertono, sottolineando che non si tratterà di una “stretta di mano anticipata”. E per quanto riguarda l’intesa di divorzio, la premier britannica – sotto pressione in casa da parte dei falchi Tory e degli alleati della destra unionista nordirlandese del Dup – intende approfondire possibili “soluzioni alternative” per garantire il mantenimento di un confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord senza mettere al contempo in dubbio i legami tra Belfast e Londra. “Soluzioni alternative” già citate come una possibilità nel testo concordato sul divorzio, ha puntualizzato il portavoce, e che contemplano l’uso di apparati “tecnologici” alla frontiera.