Si è aperta con l’assemblea dell’Ergife la fase congressuale nel Partito democratico che porterà alle primarie e all’elezione del nuovo segretario. Un assente, Matteo Renzi, cinque candidati e altri due in forse: Maurizio Martina che promette un “quadro chiaro la prossima settimana” e Marco Minniti che svelerà la sua decisione, “quando il congresso sarà formalmente convocato”, quindi domenica. L’ex ministro dell’Interno pareva a un passo dal sì, prima della frenata odierna. Per rendere la sua candidatura più appetibile ai renziani si valuta di presentarla in ticket con Teresa Bellanova, reduce dagli applausi alla Leopolda: un’ipotesi sulla quale Minniti sarebbe perplesso, secondo quanto raccontano i retroscena del suo confronto con i renziani e Luca Lotti in primis. E proprio sul tema della separazione del ruolo di segretario da quello di candidato premier Martina avverte che lo Statuto del Pd “è superato dagli eventi”. “Mi piacerebbe, mi sarebbe piaciuto, che questa assemblea avesse valutato i cambiamenti statutari necessari. Non è stato possibile”, ha detto il segretario uscente dal palco dell’Ergife.

Al termine dell’assemblea, Matteo Orfini ha annunciato che non è stata consegnata alcuna candidatura con relativa raccolta firme, quindi è in programma la direzione che deve nominare la commissione congressuale. La data delle primarie del Pd verrà decisa dalla stessa commissione congresso, guidata, salvo clamorose novità, da Gianni Dal Moro. Ma sul giorno dei gazebo la discussione è ancora aperta nel Pd, con le opzioni del 17 e del 24 febbraio e quella del 3 marzo sempre aperte. In mezzo poi c’è la questione del doppio incarico, affrontata appunto in assemblea da Martina. Zingaretti si è detto favorevole alla divisione del ruolo di segretario da quello di candidato a Palazzo Chigi, sulla linea indicata anche dal segretario uscente. Ma pochi giorni fa proprio i renziani avevano bocciato anche soltanto l’ipotesi di modificare in questo senso lo Statuto. Forse qualcosa è cambiato. 

Il discorso di Martina – “Sono consapevole che questo è solo il primo tempo di uno sforzo cominciato dopo il 4 marzo, dobbiamo ancora compiere dei passi cruciali. Ma sono le premesse per un lavoro ricostruttivo, un lavoro nuovo”, ha detto Martina all’assemblea. “Non dobbiamo avere paura di criticarci e di criticare i nostri errori, lo dobbiamo fare per cambiare. Un grande partito fa questo perché ha la cura del proprio destino e non vuole mettere la polvere sotto il tappeto“, ha aggiunto.  Poi il passaggio cruciale: “Abbiamo un’impalcatura statutaria superata dagli eventi. Mi piacerebbe, mi sarebbe piaciuto, che questa assemblea avesse valutato i cambiamenti statutari necessari per il rinnovamento. Non è stato possibile: c’era poco tempo e ci sono state delle difficoltà. Ma possiamo cogliere l’occasione per farlo in seguito“, il suo commento in merito alla separazione del ruolo di segretario da quello di candidato premier e quindi il superamento  del doppio incarico. 

Martina: “Serve unità” – “Sta nascendo nel Paese un’alternativa sociale che parte dalle piazze e noi dobbiamo metterci in mezzo. Dobbiamo cambiare, scrollarci di dosso la logica rassegnata, bloccata in cui ci misuriamo più per le nostre esasperazioni tattiche che per il senso di una prospettiva”, ha continuato Martina. “Ricordiamoci tutti che il nostro nemico è la destra e a nessuno di noi è consentito giocare tatticamente in maniera compulsiva su questo percorso congressuale”. “Capita – ha aggiunto – che noi non riusciamo a fare prevalere gli elementi che ci uniscono da quelli che ci dividono. Mettiamo in campo insieme una nuova stagione di unità “. E “coerentemente con il mandato dato i a luglio dall’assemblea, confermo qui le mie dimissioni“, ha concluso Martina. 

Renzi il grande assente – I renziani quindi potrebbero appoggiare il duo Minniti-Bellanova, ma intanto il loro leader è il grande assente all’assemblea Pd che chiude la fase aperta proprio dalle dimissioni di Renzi dopo la sconfitta elettorale del 4 marzo. Renzi non si spenderà in primo piano per Minniti, spiega un parlamentare a lui molto vicino: il suo impegno principale sarà quello di svolgere al meglio il ruolo di senatore e di dare una mano in campagna elettorale per le amministrative di Firenze a sostegno di Dario Nardella. Ma sull’ipotesi di un ticket con Bellanova, Minniti è rimasto molto freddo:  “L’esito dei contatti di queste ore è stato negativo. Diciamo che la situazione è congelata al momento”, fanno sapere all’Adnkronos da ambienti renziani. 

I cinque candidati – Intanto in campo per il ruolo di segretario sono scesi Nicola Zingaretti, Matteo Richetti, Francesco Boccia, Cesare Damiano e Dario Corallo. Devono sciogliere le riserve Martina e Minniti: “Se servirà a rendere più unito e forte il Pd, non mi sottrarrò a questo impegno”, ha detto l’ex ministro. “Vediamo”, ha rispoto il segretario uscente. In sala erano presenti tutti, dirigenti e candidati al congresso, tranne appunto Renzi.  

Standig ovation per Timmermans – “Non dobbiamo chiudere la nostra discussione congressuale sulle nostre discussioni interne“, ha detto il presidente dell’assemblea Pd Matteo Orfini aprendo i lavori del parlamentino democratico e dopo aver ringraziato Martina. Standing ovation invece per Frans Timmermans, il candidato del Partito socialista europeo (Pse) alla guida della Commissione Ue. Le Europee saranno una “battaglia epica. Ai nostri elettori dobbiamo spiegare che in gioco c’e il destino dell’Europa e sono certo che potremo vincere e avere dopo 15 anni un Presidente socialista della commissione”. “Credo in un’Europa unita, riformata e di sinistra”, ha aggiunto Timmermans.