“Oggi è sabato. I miei figli dormono. Io e Fabio abbiamo appena fatto colazione. Lui deve studiare un processo importante ed io vorrei stare in casa con lui. Ma ho altre quattro denunce da presentare”. Ilaria Cucchi annuncia con un post su Facebook di aver ricevuto nuove minacce tramite i social network. La sorella del geometra romano, morto nell’ottobre 2009 nell’ospedale Pertini una settimana dopo l’arresto da parte dei carabinieri, spiega che gli insulti “hanno più o meno la medesima targa politica” e “spesso appaiono provenire da profili di poliziotti o carabinieri“.

“Mi rendo conto – prosegue – che queste non sono iniziative isolate ma coordinate tra loro”. Cucchi racconta che le minacce sono diventate “una vera e propria emergenza che sconvolge la mia vita quotidiana”. Non l’unica, visto che denuncia anche “telefonate mute”. “Che devo fare Stefano mio? Evidentemente a qualcuno la verità non piace proprio – aggiunge rivolgendosi direttamente al fratello – Arriveremo in fondo ma a quale prezzo? Sono preoccupata per i miei figli e per i miei poveri genitori”.

Non è la prima volta che Ilaria parla di insulti e minacce ricevuti attraverso i social. Lo aveva fatto qualche giorno fa nel corso di un’intervista a Radio2: “Mi scrivono che devo fare la stessa fine di mio fratello, è una cosa che mi preoccupa sono una mamma, dietro al leone da tastiera che fa certe sparate non possiamo mai sapere cosa si cela”.

Attualmente, sono 5 i carabinieri a processo in un procedimento per la morte di Cucchi, tre dei quali sono accusati di omicidio preterintenzionale. Una svolta è arrivata dopo le dichiarazioni di Francesco Tedesco, imputato, che accusa del pestaggio i colleghi Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo. La procura di Roma ha aperto anche un secondo filone d’indagine legato al depistaggio seguito alla morte del giovane: 6 gli indagati, cinque dei quali sono militari dell’Arma.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Successivo

Trieste, città blindata per cortei contrapposti. Casapound: “Antifascisti? Fuori dalla storia” ma sono molti di più

next