Il governo Conte in materia di rimborsi ai cosiddetti “truffati” dalle banche non ha fatto “niente di diverso da quello che ha fatto e che ha detto il Pd“. Lo scrive l’Associazione delle vittime del Salvabanche ricordando che erano state diverse le “cose promesse in campagna elettorale”. “Hanno preso un sacco di voti – si legge nella nota dell’associazione – promettendo che avrebbero ridato a tutti, indistintamente, l’intero ammontare del loro investimento perduto, e finalmente, dopo mesi di chiacchiere e slogan, arriva la norma di legge del governo M5S-Lega, sui rimborsi”.

A rispondere ai truffati è stato il vicepremier Luigi Di Maio, secondo il quale “nella manovra abbiamo stanziato 1 miliardo e mezzo“, ovvero “15 volte di più se paragonato all’elemosina di 100 milioni del vecchio governo”. In una nota su Facebook, il leader M5s scrive: “Noi siamo sempre stati dalla vostra parte, ma ora c’è chi gioca a metterci gli uni contro gli altri avvelenando i pozzi. Non mi presto a questo giochino dei giornali. L’associazione delle vittime del salva banche è un interlocutore. Questo giovedì ci vedremo, assieme alle altre associazioni e comitati”.

Il riferimento dell’Associazione è a un rimborso parziale (solo nella misura del 30 per cento) che verrà dato agli azionisti che “hanno subito un danno ingiusto, riconosciuto con sentenza del giudice o con pronuncia dell’arbitro”. In questo senso per le vittime del Salvabanche si tratta di un provvedimento identico a quanto deciso dai governi guidati dal Partito Democratico. “Per gli obbligazionisti con rapporto negoziale diretto sia delle quattro banche che delle banche venete – continua la nota – Praticamente non si è fatto nulla di nuovo perchè si applicano semplicemente gli strumenti che aveva messo in piedi il vecchio governo”.

Per gli obbligazionisti con rapporto negoziale indiretto, “quelli esclusi dai rimborsi dal precedente governo, rimangono esclusi anche dal nuovo”. Per gli azionisti sono previsti ristori parziali del 30 per cento nella misura massima di 100mila euro, a cui poi andranno decurtati tutti i dividendi storicamente percepiti. “Questo – si legge ancora  – contribuirà ad abbassare sensibilmente il valore del rimborso, ma non solo: accettando queste cifre rinunceranno automaticamente a qualunque altra pretesa di rimborso di quanto perso in seguito ai crack”. Si conferma, conclude l’associazione, “l’onere della prova” e si fa cadere, il mantra delle “restituzioni totali“.

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