Botta e risposta vivace a Otto e Mezzo (La7) tra Monica Frassoni, co-presidente dei Verdi Europei, e Nicola Gratteri, procuratore capo a Catanzaro. Il magistrato osserva che il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, non si sta rivelando impegnato contro le mafie come contro l’immigrazione. E sulla gestione degli immigrati clandestini, aggiunge: “Sono 600mila che è impossibile rimpatriare in Africa senza un accordo bilaterale con quei Paesi. Il problema è che l’Europa è disordinata ed egoista nell’affrontare l’immigrazione, perché è andata in ordine sparso. E oggi i francesi sono gli unici che non possono parlare in Europa, perché ricordiamo che poco prima della primavera araba nel Nord Africa lanciarono due missili in Libia senza alcun assenso né della Nato, né dell’Onu. I francesi” – continua – “si mossero deliberatamente da soli perché dovevano mettere il cappello sui pozzi di petrolio. E oggi i francesi ci dicono come dobbiamo gestire l’immigrazione? Mi pare che i francesi per cinque secoli non possano parlare. I francesi, come gli inglesi e gli olandesi, sono stati i colonizzatori del mondo”.
Gratteri spiega quali sono i reati maggiormente commessi in Europa: “Nel mondo occidentale in questo momento è l’ndrangheta il problema principale e la comunità europea dovrebbe preoccuparsi e interessarsi. Le mafie in Europa commettono due reati: vendere cocaina e con quei soldi comprare tutto ciò che è in vendita. Sono due tipologie di reato che non comportano il morto a terra o la macchina bruciata, e quindi l’opinione pubblica si convince che in quel posto non c’è mafia. In realtà, la ‘ndrangheta che compra un albergo a Francoforte starà attento a che in quella via non rubino nemmeno una bicicletta”.
Frassoni commenta l’intervento del magistrato, tacciandolo di essere troppo tragico, innescando la protesta di Gratteri. L’europarlamentare poi sottolinea: “E fondamentale il rafforzamento della Unione Europea e dei suoi strumenti, non ritirare i remi in barca. E aggiungo, in tema di immigrazione, che non c’entra assolutamente nulla il fatto che la Francia abbia bombardato la Libia, anche se è una cosa che possiamo condannare”.
Gratteri replica: “Faccio il magistrato dal 1986 e da più di 30 anni nel mondo faccio il relatore internazionale su 20-25 rogatorie contemporaneamente. Conosco tutte le polizie d’Europa, dell’America del Nord, dell’America centrale e dell’America del Sud. Conosco perfettamente anche i sistemi giudiziari d’Europa. Quando in Unione Europa dicono di volere la procura europea, io ho paura. Con l’omologazione dei codici, l’ultima volta che se ne è discusso in Ue, si voleva passare al sistema giudiziario lettone. Quindi, avremmo avuto il rischio di veder cancellato un secolo di legislazione antimafia italiana creato sul sangue della gente morta“. E chiosa: “Se avessimo la forza in Europa, dovremmo partire dal sistema giudiziario italiano a salire, non fare una gara al ribasso. Ma in questo momento l’Italia non ha la forza sul piano internazionale per imporsi nella Ue”.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Egregio direttore,

Nel ritaglio della discussione fra il giudice Gratteri e la sottoscritta a OttoeMezzo di lunedì scorso pubblicata sul FattOnLine, mi è stata riservata una parte che non dà chiarezza alla mia posizione.

Lungi da me mettere in qualche modo in dubbio l’esperienza e la competenza del dottor Gratteri o dubitare che esista una reale sottovalutazione da parte di molti paesi europei della realtà della criminalità organizzata. Quando orami parecchi anni fa, insieme a Libera di Don Ciotti, ci siamo mobilitati per introdurre nella direttiva sulla confisca anche l’idea rivoluzionaria del riuso sociale, era chiarissima la differenza di consapevolezza e percezione, ma anche evidente l’importanza che l’esperienza italiana portava nella discussione.

L’unica cosa sulla quale non sono d’accordo è il fatto che siccome siamo “deboli” sia opportuno ritirarci nei nostri confini, dato che per ammissione dello stesso giudice Gratteri la mafia è ovunque: se è cosi, gli strumenti per batterla devono essere sovranazionali.

Quando ho detto “la situazione non è cosi tragica” non mi riferivo ovviamente alla gravità del fenomeno, realmente globale e pericoloso, ma alla consapevolezza della stessa in Europa. Ho voluto sottolineare l’insufficienza degli strumenti esistenti nella cooperazione europea che, appunto per rispondere ai problemi sottolineati dal dottor Gratteri, dovrebbero essere rafforzati e resi più efficaci.

Peraltro, non esiste alcun rischio di omologazione della legislazione giudiziaria, del codice penale e meno che meno di possibilità di omologazione della struttura delle magistrature europee o di intervento sulla loro autonomia, dato che queste sono materie di esclusiva competenza statale. Qui si parla solo della possibilità di cooperare di più e meglio su alcuni concreti temi, migliorando un lavoro che già si fa attraverso Eurojust e per quanto riguarda la cooperazione di polizia Europol.

Se, come ha detto il giudice Gratteri, è stato possibile per poliziotti italiani andare in Olanda o Lussemburgo, ciò è dovuto alla esistenza di leggi europee che lo permettono. La Procura europea, che io ritengo molto necessaria, se esistesse interverrebbe direttamente su questioni specifiche afferenti in particolare alle frodi al bilancio comunitario, che nel 2016 sono state almeno 391 milioni di euro e che hanno coinvolto, in paesi come l’Ungheria, la Bulgaria, la Slovacchia, Malta, non solo la criminalità organizzata ma spesso anche il potere politico.

Monica Frassoni