Sale il pressing della Turchia sull‘Arabia Saudita per consegnare i responsabili dell’omicidio di Jamal Khashoggi. I magistrati di Istanbul hanno fatto inviare a Riad una richiesta di estradizione dei 18 sospetti arrestati nei giorni scorsi, tra cui secondo il presidente Recep Tayyip Erdogan si trovano i killer del giornalista dissidente ucciso nel consolato saudita a Istanbul. Il confronto è aperto tra le procure dei due Paesi, che domenica si vedranno nella capitale turca per fare il punto sulle indagini.

La vicenda del reporter ucciso resta al centro del dibattito in Occidente. Dopo l’appello del Parlamento europeo a bloccare la vendita di armi a Riad, sposato da Angela Merkel ma definito “demagogico” da Emmanuel Macron, è il mondo dello sport a finire al centro delle richieste di boicottaggio. A partire dal nostro calcio. Diverse ong, tra cui Amnesty International, hanno invitato Juventus e Milan a non giocare a gennaio in Arabia Saudita la prossima finale di Supercoppa Italiana per non permettere al Regno di “rifarsi un’immagine” con lo sport. Un evento per cui la Corona avrebbe sborsato 7 milioni di euro, in cambio della garanzia di ospitare 3 delle prossime 5 finali. In pressing anche il panorama politico italiano, dove l’invito a cambiare sede arriva dall’ex ministro dello Sport Luca Lotti. Le società sembrano comunque pronte a passare la patata bollente alla Lega. L’appello degli attivisti si estende anche a campioni di tennis come Novak Djokovic o Rafa Nadal perché disertino le loro “lucrose esibizioni nel deserto”.

Dell’inchiesta è tornato a parlare venerdì Erdogan. La Turchia ha in mano altre informazioni e documenti, “ma non c’è motivo di essere frettolosi”, ha spiegato, chiedendo ancora una volta a Riad di rivelare “dov’è il corpo”. Per la prima volta dall’ammissione dell’omicidio, è intervenuta anche la fidanzata del reporter, Hatice Cengiz. In tv, la donna ha chiesto che “tutti quelli che sono coinvolti in questa brutalità, dal livello più alto al più basso, siano portati davanti alla giustizia e puniti”, spiegando che non intende accettare l’invito alla Casa Bianca finché Donald Trump non mostrerà pieno impegno a fare luce sul caso. Khashoggi, ha poi raccontato, aveva timori nell’incontrare i diplomatici sauditi, ma in Turchia si sentiva comunque al sicuro: “Pensava che se fosse stato trattenuto o interrogato, la questione sarebbe stata risolta rapidamente”.

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