Una rivoluzione dei centri per l’impiego che vada a beneficio soprattutto dei giovani, che preveda  il potenziamento di uffici dove oggi c’è carenza e poca qualificazione del personale e dove fondamentale sia la componente tecnologica. Così l’ha immaginata Mimmo Parisi, il docente universitario della Mississippi State University, nonché direttore del National Strategic Planning and Analysis Research Center, che negli Usa da circa 14 anni si occupa di job center e al quale Luigi Di Maio ha affidato, a settembre scorso, l’incarico di studiare come gestire il collocamento, tra gli aspetti più problematici della riforma. Perché il futuro dei centri per l’impiego è legato a doppio filo al reddito di cittadinanza e allo sviluppo di una tecnologia che sia in grado di supportarne il sistema di erogazione. La prima bozza di piano presentata al vicepremier da Parisi prevede una serie di step che dovrebbero partire già a novembre. I tempi sono stretti, considerando l’esigenza politica di erogare i primi sussidi prima delle elezioni europee del maggio 2019. Se non ci saranno intoppi la legge sul reddito di cittadinanza sarà varata a dicembre e con il nuovo anno, all’interno dei centri impiego, partirà la rivoluzione. Sulla quale, a dire il vero, qualche dubbio ancora c’è. Per esempio quelli sui tempi di applicazione manifestati dagli assessori regionali al Lavoro, convocati dal ministro Di Maio nei giorni scorsi.

I TRE FOCUS – Nel frattempo, in una prima bozza di 34 pagine il docente ha illustrato le fasi attraverso le quali cambiare la struttura italiana. Dalle prossime settimane e fino ad aprile 2019 bisognerà concentrarsi sul ‘focus idoneità’, preparando i centri per l’impiego e gli strumenti a essi collegati. Saranno lanciate campagne di marketing per attrarre i datori di lavoro e informare i cittadini interessati sull’iter da seguire per l’accesso al Reddito di cittadinanza. Il piano prevede da un lato il potenziamento dei centri per l’impiego con l’inserimento di figure professionali (come gli psicologi del lavoro) che siano in grado di sviluppare un piano di carriera per i candidati e, dall’altro, la creazione di un’infrastruttura amministrativa con un ufficio nazionale, dei consultivi per macro-aree e degli uffici regionali e locali. Da aprile e fino alla fine del 2019 si passerà al ‘focus forza lavoro’ con l’elaborazione delle domande per il sussidio e del primo bilancio. Infine, ci si occuperà dell’integrazione del sistema, con il meccanismo a regime a partire dal 2020.

IL NECESSARIO POTENZIAMENTO DEI CPI – Oggi i 471 centri per l’impiego che si trovano in Italia, con grandi differenze tra le varie regioni, costano 300 milioni l’anno e producono solo il 2,4 per cento delle nuove assunzioni, stando ai dati presentati la scorsa estate alla Commissione Lavoro del Senato dall’allora presidente dell’Istat Giorgio Alleva. Una delle ragioni è la carenza di personale (gli uffici denunciano almeno 5.500 dipendenti in meno) e soprattutto di specialisti. Basti pensare che solo il 28 per cento degli impiegati ha la laurea, mentre il 12% ha la licenza media e il 56,3% è diplomato. Di fatto qualcosa finora non ha funzionato, come dimostrano i dati Istat sulle modalità attraverso le quali si trova lavoro in Italia: il 40,7 per cento di chi cerca occupazione la trova soprattutto grazie ad amici, parenti o conoscenti, mentre il 17,4 per cento riesce a trovarlo rivolgendosi direttamente un’azienda. E lo confermano le inchieste de ilfattoquotidiano.it su alcuni dei centri per l’impiego disseminati per il Paese, come quello del quartiere di Fuorigrotta, a Napoli.

LA BOZZA PRESENTATA A DI MAIO – Nella bozza del piano presentato a Di Maio si parla di esempi concreti, per illustrare cosa accadrà nei prossimi mesi a chi è in cerca di lavoro. Un sito web dovrebbe essere disponibile dal 1 gennaio 2019. Da febbraio, visitando il sito o telefonando a un numero verde, sarà possibile chiedere quali documenti predisporre per presentare la domanda. Già ad aprile, il cittadino interessato potrà compilare la domanda on line sul portale del Reddito di cittadinanza presso un Centro per l’impiego, un internet point o direttamente sul suo smartphone. Si potranno caricare i documenti per la verifica dell’idoneità e si riceverà un sms che conferma che la domanda è andata a buon fine. Due settimane dopo, un altro sms informerà il cittadino che ha appuntamento presso un centro impiego per verificare i requisiti di idoneità.
L’istruttore della pratica, che si occupa della verifica dei requisiti di idoneità, esaminerà la domanda, chiarirà ogni aspetto e spiegherà le condizioni per ricevere il sussidio tra cui la ricerca di un’occupazione, lo sviluppo di un piano di carriera individuale e l’iscrizione a corsi di formazione o sviluppo professionale. La mancanza di tali condizioni comporta la decadenza dal diritto di Reddito di cittadinanza per il ciclo successivo. Questo significa che i 780 euro mensili saranno erogati solo a chi segue un percorso per la ricerca di un lavoro stabile. La cifra potrà raddoppiare nel caso di una famiglia composta da due persone disoccupate e con un figlio a carico di più di 14 anni e aumentare ulteriormente nel caso i figli siano due. Non è ancora chiaro, però, a quanto ammonta la cifra destinata all’affitto, anche se l’idea è quella di dividere il reddito di cittadinanza in due parti: 250 euro per l’affitto e 530 per i consumi. Il modello che il governo gialloverde ha sempre dichiarato di voler raggiungere è molto simile all’Hartz IV tedesco che in 10 anni, nonostante alcune storture, ha garantito un reddito minimo a 18 milioni di persone, facendo calare il tasso di disoccupazione dal 10 al 5,3%.

LA COMPONENTE TECNOLOGICA – Alla base del sistema la possibilità di gestire la propria pratica direttamente dal telefono, attraverso una app che permette di cercare lavoro con la funzionalità labor exchange (un incrocio in tempo reale tra domanda e offerte) e di aggiornare i dati sul proprio profilo lavorativo. E, dato che il reddito di cittadinanza verrà erogato attraverso una carta elettronica che verrà consegnata tramite posta, sempre dal telefono si potrà controllare anche l’importo disponibile sul proprio account. Un altro strumento previsto nella bozza è quello del navigator, che consente di selezionare i servizi di formazione disponibili per chi riceve il sussidio, ma anche di rivedere il proprio piano di carriera.

Secondo questo piano già a novembre dovrebbero essere definiti i criteri di idoneità, bisognerà procurarsi il nome del dominio e progettare il sistema tecnologico che stabilisca la connessione tra idoneità, occupazione e sistema di pagamento EBT. Gli step di dicembre includono invece l’avvio del sito web, la creazione di un call center automatizzato, la progettazione del sistema tecnologico e la predisposizione della campagna di marketing.