“Siamo uno spazio aperto e pronto per qualsiasi dialogo. Quando volete, citofonate e risponderemo a qualsiasi dubbio”. Si chiude così la lettera che sta girando per le strade di Settecamini, periferia est della Capitale. Un quartiere in agitazione, in questi giorni, a causa dell’apertura di un centro accoglienza straordinario che dovrebbe ospitare venticinque migranti.

La lettera è firmata da Francesco, nipote di Bruna Galli, colei che “ha dato vita a Villa Drina, casa/laboratorio di moda/maglieria”. Casa che ospiterà il Cas e davanti alla quale in questi giorni c’è stato un presidio di CasaPound, cui si sono affiancati due presidi di giornata di Lega e Fratelli d’Italia. “Questa periferia ha già i suoi problemi. Non possono metterci anche il centro di accoglienza e gli immigrati della Diciotti”, dicono da CPI. Che si tratti proprio delle persone sbarcate dalla nave della Guardia Costiera e poi portate a Rocca di Papa, non risulta però confermato.

Mia nonna, scrive Francesco nella lettera, “ha sposato, nel 1965, un rifugiato politico fuggito in Italia perché dissidente del regime Jugoslavo”. E Villa Drina “è sempre stata una struttura aperta agli immigrati, i rifugiati, i più deboli. Fin dal 1961”, si legge ancora. “Così è nata l’idea dell’accoglienza”. Ora la Prefettura di Roma – che fa capo, come tutte le prefetture, al ministero dell’Interno, “ha la gestione e il controllo dell’accoglienza”, la cooperativa Astrolabio “ha già contrattualizzato 15 persone, la maggior parte di Settecamini, Case Rosse e Lunghezza per lavorare nel progetto”. Insomma, il Cas si farà.

Mentre il quartiere, chiacchierando con i residenti, si divide tra favorevoli e contrari al centro, CasaPound è stata ieri al Viminale “al fianco di una delegazione di cittadini per portare all’attenzione del ministro Matteo Salvini le istanze dei residenti di Settecamini che non vogliono il centro di accoglienza per gli immigrati della Diciotti”, dice Mauro Antonini, responsabile del Lazio per CasaPound Italia, in presidio per impedire l’apertura del centro di via di Salone.

“Ci hanno promesso un incontro per la prossima settimana”, dice Michela. “Vogliamo portare la situazione all’attenzione del ministro Salvini e chiedergli di fare quello che ha promesso: stop all’immigrazione incontrollata”.

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