Come riportato dall’Intercept, parlando del piano di censura tramite il suo non-progetto Dragonfly, Sundar Pichai – amministratore delegato di Google – ha dichiarato a un gruppo di sei senatori americani che l’azienda di Mountain View può portare benefici dentro e fuori la Cina. Esiste anche il documento ufficiale di Google che spiega meglio cosa si intenda per “benefici”.

Ora ammetto che dopo aver letto una serie di analisi che parlano di Google e del suo non-progetto Dragonfly (per farla semplice, un motore di ricerca censurato per il mercato cinese e i suoi liberi cittadini) comincio ad avere alcuni dubbi sul mondo digitale.

Non è segreto per nessuno che il mondo digitale, se preso per il verso sbagliato, può portare l’intera umanità verso un inferno di abusi, violenze e controllo pervasivo che non trova precedenti in nessuna era conosciuta all’uomo. Se veramente uno Stato si mettesse d’impegno per usare le soluzioni digitali contro i suoi cittadini, a confronto, i periodi bui della storia umana (dalla Stasi della Ddr al Kgb, dalla Savak iraniana alla Gestapo) sarebbero visti come momenti di gioia democratica.

Già in passato ho scritto di come, a mio avviso, in Cina mondo digitale e democrazia (con un primo ministro eletto imperatore…) stiano prendendo una brutta piega. Tuttavia ho sempre considerato, salvo appunto eccezioni, il mondo occidentale – dove una buona fetta delle evoluzioni digitali hanno luogo – come un crogiolo di democrazia e libertà. Ok, va bene, non viviamo nella democrazia perfetta e ideale e ci sono molte storture, ma stiamo parlando di un sistema complesso che include (stando solo in occidente) due miliardi di persone. Ne abbraccia in via digitale altre tre miliardi e mezzo e, con un poco di proxy e altri software di anonimizzazione, raggiunge anche il resto del mondo che può avere accesso ad un terminale di rete.

Questa mia fiducia nel “sistema” ovviamente non è sempre ben riposta. Dai rischi che uno dei sistemi più, apparentemente, democratici del mondo (il blockchain) sia un immenso sistema hackerabile dalla Nsa (o peggio ancora dai pirati che hanno hackerato la Nsa. E dio solo sa cosa abbiano preso), ai rischi che una o più nazioni decidano di automatizzare così tanto il proprio tessuto lavorativo da eradicare la necessità di lavoratori umani.

Ora, per intenderci, Google è una società mondiale, una società che ha abbracciato il concetto di libertà e diversity in modo estremo (ottimo per tutte le persone che rientrano in quella categoria). È una società il cui country manager in Egitto (quanto meno) supportò le rivolte per la democrazia – considerando il caso Regeni, a Il Cairo hanno ancora alcune cose da fare prima di parlare di democrazia e diritti umani). È la società dove un dipendente di razza caucasica, maschio, senza diversity quando si lamentò pubblicamente di essere discriminato, venne licenziato in tronco (dimostrando grande sensibilità verso le opinioni altrui non abbastanza politicamente corrette).

Perché ora Google è così disperata da, come sembra, rinnegare i suoi principi corporativi di libertà di opinione, per andare in Cina usando un motore di ricerca censurato? Premesso che, finché non si vedranno ulteriori prove, è prematuro condannare Google a priori. Dopo tutto, se ogni nazione del mondo occidentale lavora e fa affari con una monarchia saudita che – come sembra – scioglie nell’acido i suoi concittadini, non dovremmo sconvolgerci tanto se, anche in futuro, useremo un motore di ricerca che aiuta a tracciare e/o censurare liberi cittadini cinesi.

Eventualmente resta il perché. La risposta è già nella lettera sopra menzionata, ma tradurrò lo slang corporativo in italiano pratico. La Cina ha 1,2 miliardi di cittadini, di questi circa la metà hanno accesso continuo alla Rete, di questi circa 100 milioni hanno vagonate di soldi da spendere (parliamo di cifre a sei zeri per fare shopping, non di all you can eat e voli in lowcost). In aggiunta la Cina con la sua influenza geopolitica ha conquistato (ma non ditelo all’Occidente) l’Africa, il Centro Asia, un pezzetto di Iran, le nazioni asiatiche (esclusa India) e un pezzo di latino America. In pratica altri tre miliardi di persone che, una volta strizzate, tirano fuori un altro 100-150 milioni di potenziali consumatori Vip. Vogliamo veramente pensare che Google non sbavi all’idea di mettere mano in questo paradiso? Alla fine ogni corporation del mondo, deve rispondere ad un padrone (un padrone piuttosto intollerante verso anche solo un singolo errore): il mercato. Se non fai utili sei morto. Il resto è noia.

@enricoverga

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