Il Documento programmatico di bilancio sbarca a Bruxelles. A questo punto a Roma non resta che attendere entro fine mese il giudizio su una manovra che preoccupa molto l’Unione perché porta in dote un aumento del deficit al 2,4% del prodotto interno lordo. Non a caso i toni del Draft Budgetary Plan, depositato in tarda serata lunedì, sono decisamente fermi, ma concilianti: nelle 54 pagine del documento il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, chiede a Bruxelles flessibilità in nome di un ampio piano di interventi sulle infrastrutture viarie nazionali. “Il collasso del ponte Morandi a Genova ha messo in evidenza la necessità di portare avanti un programma di manutenzione straordinaria per la rete viaria e le infrastrutture”, scrive Tria, che spiega come il budget includa spese eccezionali pari allo 0,05% del pil. “Questa manovra dedica un miliardo per il 2019 specificatamente alla messa in sicurezza e alla manutenzione delle infrastrutture viarie come viadotti, ponti e tunnel. Gli interventi riguarderanno lavori realizzati nello stesso periodo o anche prima del ponte Morandi, o casi di specifiche urgenze di manutenzione”, precisa il ministro. Per realizzare questo piano, l’esecutivo puntualizza che utilizzerà una procedura negoziata per garantire rapidità di esecuzione. “Considerando l’eccezionalità e le caratteristiche di urgenza degli interventi pianificati, il governo chiede alla Commissione europea di riconoscere una flessibilità di budget legata a questi obiettivi”, aggiunge il responsabile del Tesoro.

“Riduzione del deficit per il pareggio di bilancio dal 2022” – Questo non significa che l’Italia non intenda rispettare i paletti di Bruxelles, ma solo ottenere una deroga temporanea. “Il governo italiano intende riprendere il percorso di riduzione del deficit per il pareggio di bilancio dal 2022 in avanti – si legge nel documento – Se il pil reale e la disoccupazione, in termini di unità di lavoro, ritornano a livelli pre-crisi prima del 2021, l’aggiustamento strutturale del bilancio può essere accelerato”. Nel documento si evidenzia poi come il recupero dell’economia italiana prosegua sia pure a un tasso più moderato rispetto al 2017. Ma con la manovra messa a punto dal governo possa accelerare. “Una politica fiscale accomodante e una differente composizione del budget portano a una significativa differenza nelle proiezioni di crescita attese rispetto a quelle finora immaginate – si legge nel testo depositato a Bruxelles – Ci attendiamo che il prodotto interno lordo reale possa crescere dell’1,5% nel 2019, dell’1,6% nel 2020 e dell’1,4% nel 2021”.

Stop ad aumenti Iva e avvio flat tax – Quanto alla manovra in arrivo, il governo formalizza la totale sterilizzazione delle clausole di salvaguardia per l’Iva nel 2019 e la riduzione degli aumenti attesi nel biennio 2020-2021. Annuncia anche un piano per rilanciare gli investimenti pubblici e privati, l’introduzione della flat tax (15%) dal 2019 per i piccoli imprenditori e gli autonomi con ricavi fino a 65mila euro, la riforma del sistema pensionistico con l’obiettivo di sostenere l’occupazione giovanile e la stabilizzazione dei redditi dei cittadini. “La legge di bilancio stanzia risorse addizionali per investimenti pubblici – scrive Tria a Bruxelles – Misure aggiuntive introdurranno miglioramenti organizzativi e regolatori, ridefiniranno lo scenario e semplificheranno le procedure amministrative”. Nel documento, il ministro dell’Economia spiega che “il decreto legge sulla pace fiscale faciliterà il pagamento delle tasse arretrate e chiuderà le liti pendenti con la possibilità di pagare il dovuto in cinque anni a un tasso agevolato”.

Per quota 100 e reddito di cittadinanza 6,7 miliardi – Sul delicato tema pensionistico che ha un effetto prospettico sul debito, “la legge di bilancio 2019 contiene anche un complesso di regole finalizzate a rivedere il sistema per facilitare il turnover generazionale e l’ingresso dei più giovani sul mercato del lavoro – si legge nel testo – Per accedere alla pensione, dovrà essere raggiunta la cosiddetta quota 100, definita come somma fra l’età anagrafica (62 anni) e gli anni di contribuzione al sistema previdenziale (minimo 38 anni)”. Per questo intervento viene stanziato lo 0,37% del pil, circa 6,7 miliardi ipotizzando come fa il governo che il pil salga a 1.822,7 miliardi. Identica cifra è destinata al reddito di cittadinanza: in questo caso però alla somma andranno sommati i 2,6 miliardi già stanziati per il Rei che verrà “superato”. Nel Dpb si legge che “per rafforzare la lotta alla povertà viene introdotto il reddito di cittadinanza, che ambisce a dare sostegno a coloro che sono al di sotto della soglia di povertà” (780 euro al mese) per residenti in Italia da 5 anni disoccupati o inoccupati, inclusi i pensionati, “e allo stesso tempo a favorire l’integrazione nel mercato del lavoro attraverso un percorso di formazione vincolante”.

La bocciatura dell’Upb e gli auspici del governo sui conti – Nella documentazione inviata a Bruxelles, Tria non nasconde i dissidi con gli organismi indipendenti che hanno espresso valutazioni negative sulla Nota di aggiornamento al Def: “L’ufficio di bilancio del parlamento non ha convalidato le previsioni macroeconomiche per il 2019 contenute nel documento programmatico, osservando che le stime sono al di fuori di un range accettabile date le informazioni al momento disponibili – si legge – Il governo ha ritenuto opportuno confermare le sue stime programmatiche e ha ripetuto al parlamento le motivazioni a supporto di questa scelta (…) – prosegue il testo – Prima di tutto il governo ha ricordato come materia di discussione avrebbe dovuto essere solo la valutazione dell’impatto sullo scenario macroeconomico della manovra di finanza pubblica senza estendere il dibattito anche alla deviazione dalle stime ufficiali formulate da altri analisti, pubblicate in altri momenti e basate su informazioni parziali e obsolete”.

Inoltre, “valutando l’intera dimensione della manovra e le principali misure di politica, il governo ha notato che le stime ufficiali considerano un moltiplicatore medio della manovra sul prodotto interno lordo reale uguale allo 0,5% nel primo anno, una valutazione completamente in linea con quelle ottenute attraverso altri modelli utilizzati da altre istituzioni internazionali – prosegue il documento -. Infine, il governo ha confermato che rivitalizzerà gli investimenti pubblici e le politiche di inclusione sociale saranno una priorità della sua azione e la crescita economica beneficerà degli effetti espansivi di queste misure”. Alla fine, quindi, secondo l’esecutivo, i conti torneranno con un abbassamento del rapporto fra il debito pubblico e il prodotto interno lordo. “Il rapporto scenderà dal 131,2% del 2017 al 126,7 del 2021”, precisa il documento, che prevede un un aumento delle tasse sui premi assicurativi, un piano di privatizzazioni da 640 milioni, una spending review da 2,43 miliardi di euro nel 2019 e da 1 miliardo nel 2020 e 2021, oltre al rinnovo dell’ecobonus (50%) fino a dicembre 2019, delle deduzioni per gli acquisti degli elettrodomestici e dei benefici fiscali per le ristrutturazioni di giardini e terrazzi.

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