Mentre in nord Italia sono scattati i divieti alla circolazione per i vecchi diesel, nel Vecchio Continente si discute sul tagliare quanto più possibile le emissioni di CO2 generate delle auto e anche il resto del mondo vira sempre più verso l’ecosostenibilità, negli Stati Uniti – che “fa mondo” a sé – le cose sembrano muoversi diversamente. Al punto che si continua a parlare, passando spesso ai fatti, di tassazione delle auto ibride e elettriche. E c’era da aspettarselo questo paradosso, vista la linea politica che Donald Trump ha finora tenuto nei confronti dell’ambiente. C’era da aspettarselo, o quasi.

Quello che dal primo ottobre 2018 è stato stabilito per lo stato del Mississippi, era stato già proposto a inizio anno per quello del Maine: ovvero, una tassazione extra per le auto a basso impatto ambientale. Oltre alla consueta tassa annuale prevista per tutte le tipologie di auto, la sovrattassa per le ibride sarà di 75 dollari mentre quella per le elettriche arriverà, addirittura, a 150: quest’ultime maggiorate perché pagano lo “scotto” di inquinare zero.

Dall’Agenzia delle Entrate americana questo regime fiscale è stato giustificato come una tassazione destinata a rimpinguare il fondo per le infrastrutture e le autostrade del Dipartimento dei Trasporti. Una manovra che sembra voler tamponare un (altrimenti necessario) innalzamento delle accise sulla benzina, che nello Stato del Mississippi ammontano a 18 centesimi/litro. Nel Maine, a nord-est degli Usa, come detto si parlava di tassare gli automobilisti “green” già dal febbraio scorso: 150 dollari annui per le ibride e 250 per le elettriche. In pratica, se scendono i proventi generati dalle auto endotermiche, bisogna cercarli altrove: e dove se non nelle tasche di chi acquista auto ibride ed EV?

Restando sempre nel Maine, nel 2017 si sono contate appena 19 mila immatricolazioni di ibride e 410 di elettriche: il 3% del totale dell’immatricolato che, se fosse stata già applicata la suddetta tassa, avrebbero garantito al governo dello Stato federale un’entrata di circa 2,9 milioni di dollari. Cifra peraltro esigua se relazionata all’investimento che il Maine metterebbe in conto per la manutenzione e costruzione di infrastrutture, stimato in 160 milioni di dollari l’anno.

La “green tax” era stata presentata dal governatore Paul LePage: a questo, i consumatori “ecosostenibili” avevano risposto proponendo, di contro, un aumento delle tasse sulla benzina, che – neanche a dirlo – è stato ampiamente respinto. Del resto LePage gioca nella stessa squadra repubblicana del presidente Trump e adotta la stessa linea politica, poco sensibile alle questioni ambientali.

Sono ovviamente contrari a questi provvedimenti gli ambientalisti e i proprietari di ibride e elettriche, specialmente quelli delle prime che hanno comunque un motore endotermico e, beffa nella beffa, pagano pure le accise sul carburante.

Ma l’impopolarità della tassa poco interessa a Trump, che nel frattempo si è già tirato indietro dall’Accordo di Parigi e continua a puntare sul carbone, togliendo alle centrali elettriche alimentate a fossile i limiti di emissioni di CO2 imposti da Obama nel Clean Power Plan, lo stesso che entro il 2030 avrebbe dovuto ridurre l’anidride carbonica del 32%. Dulcis in fundo, il tycoon ha messo in stand-by l’obbligo per i costruttori di produrre auto che consumino meno carburante entro il 2025: tutto coerente con la sua idea che il riscaldamento globale rientri nel novero delle “fake news”.