Lo ammetto: ho creduto all’idea che il referendum anti-gay tenutosi ieri in Romania potesse passare. Viviamo i tempi che viviamo, d’altronde. E per capire di cosa parlo, basti pensare che dopo il 4 marzo, qui in Italia, la violenza contro le persone Lgbt è cresciuta. Ma sto divagando… Per chi non lo sapesse, la partita referendaria romena mirava a impedire il matrimonio egualitario: “L’attuale articolo 48 della Costituzione romena” ricorda Gaypost.it “definisce il matrimonio come ‘unione spontanea tra coniugi’ senza specificare se i due debbano o no essere di sesso diverso. La consultazione puntava proprio a modificare questa frase trasformandola in ‘unione spontanea tra uomo e donna’”.

Tentativo che è stato sonoramente bocciato dalle urne: per essere valido, il referendum doveva raggiungere un quorum molto basso – il 30% degli aventi diritto al voto – ma, a urne chiuse, nemmeno il 20% della popolazione aveva preso parte alla consultazione. Un dato che stupisce favorevolmente, se pensiamo che il comitato referendario aveva “raccolto tre milioni di firme quando ne sarebbero bastate 500mila per organizzare il referendum” ci ricorda Internazionale.

Tra i maggiori sostenitori del no al matrimonio egualitario c’era non solo la Chiesa locale, vero e proprio motore di odio sociale contro le persone Lgbt nell’Europa orientale – in Russia le leggi contro i gay hanno il pieno avallo del clero ortodosso – ma anche lo stesso partito di governo, il Partidul social democrat: soggetto politico di sinistra che per evitare la debacle elettorale alle prossime elezioni, a causa delle accuse di corruzione, ha ben pensato di sposare il pensiero clericale più becero.

Adesso, bisognerà capire quali sono le ragioni profonde per cui la stragrande maggioranza ha deciso di non dare credibilità alcuna a un referendum che aveva un unico scopo: ritardare il progresso civile e democratico. Perché piaccia o meno agli interpreti del volere di Dio, chiunque Egli sia, una società che garantisce maggiore eguaglianza è una società migliore. E un dato sembra incontrovertibile: la società romena non si è fatta incantare dalle sirene dell’omofobia.

Eppure, la Chiesa e le destre ce l’hanno messa tutta per portare la gente a votare. Come ci ricorda ancora una volta l’Internazionale, “la campagna elettorale ha prodotto eccessi vergognosi. Uno dei principali quotidiani rumeni, Romania libera, ha abbinato il titolo ‘Nuovo ordine lgbt‘ a una foto che mostra un soldato nazista in uniforme nera”. E non solo: “Alcune mail inviate a catena» apprendiamo ancora «avvertono i rumeni che se il matrimonio per tutti fosse approvato, le coppie gay ruberebbero i loro bambini”.

La solita solfa, insomma: identificato un gruppo sociale (le coppie di persone dello stesso sesso) si costruisce su di esso una narrazione demonizzante. Che è un po’ quello che si è tentato di fare in Italia ai tempi dell’approvazione delle unioni civili o con la bufala del “gender”. Fa riflettere il fatto che tale narrazione preveda una sorta di “lobby gay” che mette in grave pericolo la libertà altrui, proprio come farebbero i nazisti, e che minaccia i bambini.

Sembra di assistere a un déjà vu: erano gli stessi argomenti, per chi ha un po’ di memoria storica, che il regime hitleriano armò proprio contro gli ebrei. O, più recentemente, la stessa favoletta agitata dai fondamentalisti cattolici italiani contro il ddl Cirinnà (si pensi ai vari family day). Probabilmente, il fallimento del referendum rumeno contro il matrimonio egualitario porterà a un’accelerazione dell’approvazione di una legge che favorirà, invece, le coppie di gay e di lesbiche. Bisognerà vedere come e in che tempi. Speriamo bene. Intanto, dalla Romania arrivano due importanti lezione per tutti e tutte.

In primis, la società sembra essere più avanti della sua classe politica – anche quella di “sinistra” che fa gli stessi tragici errori un po’ ovunque – e di quella Chiesa che è ancora convinta che amare o provare attrazione per le persone del proprio sesso sia “abominio”. Questa concezione degli affetti e della sessualità è stata ampiamente umiliata. Ed è una. La seconda: i promotori del referendum si erano riuniti in quella che è stata chiamata “coalizione per la famiglia”. Evidentemente, per il popolo rumeno, la famiglia non è una sola. E non ha bisogno di negare i diritti altrui per esistere.

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