La meritoria azione di Mimmo Lucano rappresenta uno dei maggiori contributi espressi, a livello italiano e internazionale, per l’integrazione dei migranti e contro la clandestinità. Evidente il nesso tra l’azione propagandistica di stampo nettamente razzista che ha costituito in questi mesi il principale carattere di questo governo e l’improvvida azione di alcuni settori della magistratura. Ordinando l’arresto di Lucano questi settori danno un colpo, non decisivo ma pesante, alla lotta contro la clandestinità che può essere condotta solo in un modo ed cioè dando un’alternativa di vita degna a migranti e richiedenti asilo.

E’ quanto ha fatto Mimmo Lucano da anni a questa parte. Accogliendo i migranti e i richiedenti asilo e consentendo loro di dare un contributo lavorativo alla vita della comunità nella quale venivano inseriti, Lucano ha promosso lo sviluppo del territorio e contrastato l’azione criminale delle cosche mafiose. Il modello Riace costituisce tuttora un punto di riferimento per una politica migratoria all’altezza delle sfide in essere. L’unica politica in grado di contrastare efficacemente la clandestinità. Chi, come me, ha letto il bel libro di Tiziana Barillà su Mimmo Lucano e l’esperienza di Riace – Mimì Capatosta. Mimmo Lucano e il modello Riace – ha un’idea abbastanza precisa degli ostacoli incontrati e superati con entusiasmo per restituire dignità e futuro non solo e non tanto ai migranti ma anche e soprattutto a un territorio degradato da emigrazione, mafie e secolari trascuratezze governative.

Dello stato di bisogno e di illegalità in cui vivono i clandestini si avvantaggiano le mafie che determinano la riduzione in schiavitù dei migranti, mediante il lavoro servile in agricoltura, la prostituzione e il reclutamento dei clandestini come manodopera dello spaccio e di altre attività criminose. Contrastare la clandestinità significa pertanto combattere le mafie. E la clandestinità si contrasta mediante politiche che riconoscano il ruolo e il contributo dei migranti.

Ecco perché Lucano era ed è così inviso alle mafie. Al tempo stesso era ed è inviso al governo e sono note le frasi sprezzanti con le quali Matteo Salvini aveva inteso liquidarlo. Il decreto che porta il nome dell’attuale ministro dell’Interno determinerà del resto un’enorme crescita della clandestinità. L’attacco allo Stato di diritto si somma a quello contro la vita e l’esistenza stessa dei migranti.

Tutto torna, quindi. Il modello di accoglienza diffusa basato sugli Sprar è sottoposto a sua volta a un violento attacco. Il governo vuole promuovere al suo posto i Cie, in molti casi veri e propri lager nei quali, per effetto del decreto Salvini, i migranti potranno essere ora costretti a trascorrere fino a trenta giorni solo per esigenze di identificazione. E’ evidente come strutture dove è consentita la detenzione massiccia in condizioni disumane di molti migranti, costituiscano un’occasione di intervento per la mafia e la corruzione, come dimostrato dalle vicende di Mafia Capitale, del Cara di Mineo e di altre.

L’intento di affossare l’esperienza positiva ed esemplare compiuta da Mimmo Lucano e dalla sua amministrazione a Riace rappresenta, quindi, un contributo oggettivo al rafforzamento delle logiche emergenziali che hanno consentito il prosperare di mafia e corruzione.

L’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina si conferma imputazione suscettibile di essere piegata a vari fini e finisce per colpire quanti promuovono l’integrazione dei migranti. Nella gerarchia di valori della Procura di Locri la salvaguardia delle leggi sull’immigrazione, ammesso e non concesso che Lucano e la sua compagna le abbiano violate, prevale su quella dei diritti umani e ciò è del tutto inammissibile. Ad ogni modo esagerato è il ricorso alla custodia cautelare. Probabile che questa improvvida iniziativa faccia la fine dell’inchiesta di Zuccaro contro le ong ma nel frattempo sarà stata portato un ulteriore colpo alla cultura dell’accoglienza e della solidarietà. Se pure i risultati giudiziari di quell’inchiesta sono pressoché nulli, infatti, essa ha contribuito a smantellare l’intervento umanitario di salvataggio nel Mediterraneo. Si teme che altrettanto possa avvenire con Riace ed esperienze analoghe.

Davvero sconcertante, quindi, risulta l’atteggiamento di una magistratura che si presta, per riprendere il comunicato di Progetto Diritti, “all’ennesimo attacco a quel mondo che ogni giorno è impegnato sul fronte dell’accoglienza, del rispetto dei diritti umani e dei valori che sono alla base del nostro ordinamento e delle convenzioni internazionali cui l’Italia ha aderito”. Una magistratura che si adegui agli imperativi di una pessima politica rappresenta in effetti, come denunciano i giuristi democratici, l’anticamera di una pessima dittatura. Che non riguarderà solo gli “stranieri”, ovviamente. Occorre sperare che la parte maggioritaria e dominante della magistratura italiana non voglia prestarsi ad operazioni di questo tipo ma anzi avversi lo spregiudicate operato del governo. A proposito del quale si attendono le decisioni sulle imputazioni di Salvini per sequestro ed altri reati in relazione alle note vicende della nave Diciotti.