La luna di miele tra governo e Paese chissà quanto durerà e fino a quando. Di certo pare finita la luna di miele tra i partiti cosiddetti tradizionali e gli industriali. In particolare a partecipare a una rissa verbale a distanza sono il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e l’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. “Di questo Governo crediamo fortemente nella Lega” dice Boccia. “Vergogna, mai un presidente ha fatto un endorsement così a un partito” twitta subito Calenda. “Ma se non sa nemmeno organizzare una cena” gli risponde Boccia, con l’ex ministro a chiosare (per ora): “Non prendo lezioni da chi ha quasi fatto fallire il Sole 24 Ore“.

Un clima ad alta tensione che peraltro non tiene conto dei rilievi e delle riserve che comunque l’unione degli industriali ha sollevato sulla legge di bilancio anticipata in queste ore dalla nota di aggiornamento al Documento economico e finanziario. A sottolineare il momento tutto particolare, peraltro, il fatto che proprio Confindustria sia stata una rampa di lancio per Calenda, nella sua precedente vita da manager: prima assistente del presidente Luca Cordero di Montezemolo, ha poi ricoperto il ruolo di direttore dell’area strategica e affari internazionali dell’organizzazione degli industriali.

Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, ha parlato dall’assemblea dell’associazione di Vicenza, a Breganze: “Di questo governo – dice – crediamo fortemente nella Lega, è una componente importante, qui non si tratta di regionalità ma di risposte vere ai cittadini”. Anzi, di più: “Abbiamo grandi aspettative nei confronti della Lega – aggiunge ad assemblea terminata, parlando con i giornalisti – C’è un rapporto storico di molti nostri imprenditori con i governatori della Lega in Veneto, in Lombardia e in Friuli Venezia Giulia. C’è una storia di complessità, di confronto serrato che abbiamo con la politica locale e che ci aspettiamo che questo possa essere anche un’attenzione a livello nazionale. Non solo alle nostre questioni categoriali, ma all’interesse di tutto il Paese”. Quanto alla manovra i toni sembrano quelli della cautela. Dubbi, ma non critiche, nonostante le prime reazioni dei mercati finanziari: “Forse è opportuno da parte del governo spiegare quanto prima cosa intende fare e quale strada intraprendere, pena il rischio di abbassamenti in Borsa e aumenti dello spread” sottolinea il presidente di Confindustria. “Rispetto alla manovra – prosegue Boccia – non siamo stati ostili, non è un punto o meno che fa la differenza, ma nella manovra devono esserci risorse anche per la crescita e l’occupazione, non possono bastare le novità annunciate in questi giorni”.

Parole diverse da quelle pronunciate dallo stesso Boccia quando criticò – sotto il profilo tecnico – il decreto dignità che secondo lui aumenterà il costo del lavoro e quindi bloccherà il turn-over nel mercato. Toni troppo morbidi per Calenda che attacca Boccia soprattutto per la sua apertura plateale non a un provvedimento o a una corrente di pensiero, ma a un solo partito. “La Confindustria – twitta l’ex ministro – è ufficialmente leghista. Chissà se le imprese credono anche nel piano B, nel trasformare l’Italia in una democrazia illiberale, nello spread fuori controllo etc. Mai un Presidente aveva fatto un endorsement così a un partito politico. Vergognoso“.

Una reazione davanti alla quale Boccia non tace. La sua è una parata e risposta, come in ogni buon duello di scherma: “Lui ha parlato di una Confindustria appiattita e non ha avuto parole tenere nei nostri confronti. In realtà Calenda non è neanche in grado di organizzare una cena a casa sua con i compagni di partito”. Una provocazione a cui l’ex ministro ha risposto per le rime: “Caro Boccia io ho organizzato impresa 4.0, Piano Made in Italy, Strategia Energetica Nazionale, norma sulle imprese energivore etc. Prendere lezioni da chi organizza solo cene e convegni e ha quasi fatto fallire l’unica azienda che possiede, il Sole24ore, mi sembra troppo” ha scritto Calenda su Twitter. Già ieri, in effetti, lo stesso Calenda aveva notato come Confindustria non fosse allineata completamente sulle posizioni di opposizione, come si aspettava: “Il giorno in cui la Borsa è in caduta libera e lo spread schizza – aveva twittato – Confindustria critica il nervosismo dei mercati e finge di non conoscere i contenuti del Def pur di non prendere posizione sul Governo. Mai vista una debolezza così. Gli imprenditori italiani meritano di meglio”. “La cosa che davvero stupisce davanti allo sfascio di questi mesi – aveva aggiunto – è la voce flebile di Confindustria e dei grandi imprenditori italiani. La mancanza di coraggio è sintomo di una fragilità della classe dirigente economica che è parte non secondaria della crisi italiana”.

La presa di posizione dell’ex titolare del Mise è stata sposata anche da altri pezzi da novanta del Partito democratico, in primis il presidente Orfini: “Ho l’impressione che ci sia un po’ di sudditanza psicologica nei confronti di questo Governo da parte di Confindustria – ha detto – Se si guarda al merito delle scelte che questo esecutivo sta facendo, dubito che gli imprenditori siano convinti di potersi fidare. Il presidente di Confindustria – ha aggiunto Orfini – lo deve spiegare agli imprenditori veneti che quando è stato varato il Decreto Dignità si sono rivoltati contro le scelte di Lega e M5S”. Più velenoso l’attacco di Debora Serracchiani nei confronti di Boccia: “Ha il diritto di avere le sue idee politiche ma il sarcasmo non serve a migliorare una manovra che ha già fatto perdere denaro alle imprese. Le grandi aspettative di Boccia nei confronti della Lega – ha aggiunto – si devono conciliare con i suoi giudizi sulla manovra, che ha definito ‘molto rischiosa’. E quella è una manovra che sarà votata dalla Lega”.

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