“Necessità di approfondimento in ordine alla regolarità, tempestività e completezza del pagamento dei crediti da noi vantati e vantandi in relazione ai servizi erogati e erogandi in forza dei rapporti contrattuali fra noi in essere”. Arriva un’altra tegola su Ama, la municipalizzata capitolina dei rifiuti. Il suo principale fornitore, la Herambiente di Bologna, nei cui impianti di smaltimento (inceneritori e discariche) diffusi in tutto il nord Italia finiscono l’80% dei rifiuti indifferenziati romani, è preoccupato per le sorti economiche dell’azienda romana. L’ad Andrea Ramonda il 14 settembre scorso ha scritto al presidente di Ama, Lorenzo Bagacani, chiedendo un incontro urgente al fine di “vedere salvaguardati le ragioni di credito facenti capo alla scriventi” dopo che “negli ultimi giorni abbiamo potuto apprendere dagli organi di stampa di difficoltà di natura economico-finanziaria” tali da “mettere a repentaglio il regolare pagamento degli stipendi del personale dipendente.

Il riferimento è (soprattutto) alla disputa fra il Campidoglio e la sua azienda (controllata al 100%) rispetto al credito di 18 milioni che Ama ha inserito nel bilancio 2017 già approvato dal cda e che il Comune, nella qualità di socio unico, disconosce al punto di non aver ancora dato il via libera al documento finanziario e ritardato anche il bilancio consuntivo della stessa Roma Capitale. Se la municipalizzata dovesse dover modificare i suoi conti e registrare un passivo, seppur esiguo, vedrebbe il rating bancario abbassarsi – i debiti sono superiori a 1,2 miliardi di euro – e sarebbe costretta a riprendersi i soldi dei premi già versati ai dipendenti, oltre a rinunciare ad oltre 300 assunzioni nel prossimo biennio. A complicare le cose, la gara da 181 milioni di euro per il termo-trattamento del combustibile (cdr) prodotto dai tmb e per lo smaltimento degli scarti, motivo per il quale l’azienda sarà costretta ad andare alla contrattazione diretta con i fornitori, con una inevitabile maggiorazione dei costi.

E’ ovvio che Ama nei prossimi giorni tenterà di rassicurare in tutti i modi il colosso-fornitore sulla solvibilità societaria, anche perché se il Gruppo Hera arrivasse a interrompere anche solo una parte dei servizi prestati all’azienda capitolina, per la città di Roma sarebbe un disastro. Ad oggi, nei 4 tmb presenti sul territorio (2 di Ama e 2 del Colari di Manlio Cerroni) ogni giorno vengono lavorate circa 2.200 tonnellate di rifiuti, di cui 450 di fos (frazione organica stabilizzata), 450 di cdr e ben 1.100 di scarti. I rifiuti vengono bruciati negli inceneritori presenti in Emilia-Romagna, Veneto e Lombardi o portati nelle discariche della stessa zona.

Di tutti questi rifiuti, come detto, circa il 75-80% vengono conferiti a impianti di Herambiente e società consorziate, sulle 1.700 tonnellate, che al prezzo di circa 200 euro a tonnellata costano all’azienda capitolina quasi 350.000 euro al giorno. Si tratta di numeri arrotondati per difetto, perché Ama non li rende pubblici e Herambiente, contattata da IlFattoQuotidiano.it, si è trincerata dietro la “privacy aziendale”.

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