Il cosiddetto governo del cambiamento sembra avere un’idiosincrasia per il lavoro dipendente. Prescindendo dalle misure che direttamente si concretizzano o si concretizzeranno in una riduzione dello stesso, quali il decretodignità” o le chiusure domenicali delle attività commerciali, altre leggi allo studio sono indizi di una caccia ai percettori di reddito fisso.

Il primo indizio sta nel condono fiscale che il governo pubblicizza con il termine affabulante di pace fiscale ma che, più che a una pace, somiglia a una resa incondizionata agli evasori fiscali. I lavoratori dipendenti e i pensionati, per motivi di trattenuta alla fonte e non per superiorità etica, non possono evadere il fisco se non molto marginalmente, pertanto le proposte di pace del governo gialloverde sono rivolte prevalentemente a imprenditori, artigiani, professionisti.

E che proposte! Dopo l’indiscrezione trapelata sui giornali, che indicava un possibile condono con tetto a cinque milioni di euro (cinque milioni!), la cifra deve essere sembrata troppo alta da digerire perfino per gli elettori gialloverdi più devoti, pertanto il governo sembra essersi ri-orientato verso un tetto a un milione di euro; fino a questa cifra sarebbe possibile cancellare il contenzioso con un versamento del 6%, 10% o 15%.

Vale forse la pena di fare mente locale a quanto sia un milione di euro in misure equivalenti: un milione di euro equivale (secondo i miei calcoli) a circa l’Imu annuale di 500 abitazioni medie oppure a circa 20 anni di pensione di un pensionato così detto “d’oro”, con assegno da quattromila euro al mese oppure circa alle tasse universitarie annuali di 300 studenti; non noccioline quindi.

Considerando, come detto, che i lavoratori dipendenti e i pensionati pagano (per forza) regolarmente le loro imposte anzi, se le vedono trattenere alla fonte, questo condono addolcito nel nome è per loro un vero e proprio schiaffo.

Ma c’è dell’altro: anche nelle ipotesi che circolano sull’introduzione della flat tax che non sarà per nulla flat, c’è una discriminazione verso i redditi fissi. Infatti le aliquote ridotte si applicherebbero solo a imprese, professionisti, artigiani, la prima del 15% per ricavi fino a 65mila euro e la seconda del 20% fino a centomila euro; per i redditi fissi nulla di nuovo, invece.

Anche qui vale la pena di fare qualche considerazione: un dipendente o pensionato con un reddito di 65mila euro continuerà a pagare un’aliquota media del 35% e un dipendente o pensionato con un reddito di centomila euro un’aliquota media del 36%. Entrambe lontanissime dal 6%, 10% o 15%.

Il governo che è così mite nei confronti dell’evasione fiscale fa invece la faccia feroce con dipendenti e pensionati: niente alleggerimento delle aliquote e tagli alle pensioni più alte secondo regole da pazzi, che andrebbero a colpire soprattutto chi avesse dovuto lasciare il lavoro anticipatamente per ristrutturazioni, licenziamenti etc. (i famosi esodati) irrispettosamente dei contributi che questi avessero comunque versato.

Infine, il decreto “dignità” ha modificato in senso più permissivo due strumenti, ancorché imperfetti, che funzionavano da cartina tornasole di potenziali evasioni da sottoporre ad accertamento (redditometro e spesometro) ed eliminato lo “split payment” il quale garantiva che l’Iva che le aziende pubbliche devono ai fornitori fosse versato direttamente all’erario, impedendone l’evasione.

In sostanza lo Stato qui rinuncia ad accertamenti e incassi sicuri e, in abbinata con il condono, lancia un messaggio chiaro agli evasori fiscali e contributivi: “continuate, vi conviene”. E per farglielo capire meglio premierà con il reddito e le pensioni di cittadinanza non soltanto chi ne ha oggettivamente bisogno, ma anche chi ci ha marciato e continuerà a marciarci; che questo sia non solo un’ipotesi, ma una certezza, sta nell’irrealistico dato che racconta che 30 milioni di cittadini sarebbero con reddito zero!

Va bene che i famosi proclami dei governi sin da decenni e decenni fa: “metteremo le manette agli evasori” sono rimasti sempre lettera morta, ma da qui a mettere invece le manette agli esattori…

Il Fatto Economico - Una selezione dei migliori articoli del Financial Times tradotti in italiano insieme al nostro inserto economico.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Manifatturiero, come salvare l’industria italiana in sei mosse

next
Articolo Successivo

Banca Carige, Malacalza si prende il controllo: maggioranza assoluta in cda. Sconfitto il finanziere Raffaele Mincione

next