Sulla strage di via D’Amelio “la prima azione di depistaggio è rappresentata dal furto dell’agenda rossa di Paolo Borsellino. E a rubarla non può essere stato il mafioso che ha schiacciato il telecomando”. A rivendicarlo il pm Nino Di Matteo, ascoltato dal Csm. “Tra le tante cose da approfondire la prima è proprio il furto dell’agenda rossa”, ha aggiunto il magistrato davanti alla Prima Commissione di Palazzo dei Marescialli. Per poi sottolineare: “Era stata utilizzata da Borsellino fino alla settimana prima per annotare cose che lui stesso confidò essere molto gravi”. E ancora: “Non vi è alcun dubbio che Borsellino avesse un’agenda rossa che gli era stata regalata dai carabinieri, che quel giorno l’aveva, che in quei giorni vi avesse annotato con particolare trepidazione e ansia circostanze che aveva scoperto. E non vi è alcun dubbio che in quel momento c’era una trattativa tra il Ros dei carabinieri e Riina con l’intermediazione di Ciancimino”.

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