“Dobbiamo liberarci dalle recinzioni di filo spinato nelle nostre menti”. Con queste parole il vicepresidente della Commissione europea, lo slovacco Maroš Šefčovič, si è presentato come candidato di punta, o Spitzenkandidat, alla Commissione, in vista delle elezioni europee di maggio 2019, nel Gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D). La sua è la seconda candidatura ufficiale per l’esecutivo Ue, dopo quella annunciata il 5 settembre dal capogruppo del Partito Popolare Europeo (Ppe), Manfred Weber. Poi, ha commentato anche la situazione politica italiana: “Siamo tutti preoccupati”. Gli risponde il ministro dell’Interno, Matteo Salvini: “Gli euroburocrati farebbero meglio a tacere”.

Šefčovič ha annunciato la sua candidatura in occasione di una conferenza stampa in cui ha sottolineato il proprio “senso di incertezza e una certa nostalgia del passato” causati dalla situazione politica a livello europeo, ma ha voluto mettere in guardia gli elettori dalle “false promesse dei populisti”, le ideologie “xenofobe” che “sfruttano le paure della gente”. E’ proprio da questi segnali d’allarme, da queste insidie, come le definisce, che i candidati europeisti dovrebbero ripartire: “La nostra responsabilità come politici è capire come rispondere a tutto questo – ha continuato – Aumentare il senso di stabilità e di sicurezza, ma anche il senso di appartenenza all’idea europea con i valori di libertà e giustizia, combattendo contro le discriminazioni, sradicando la povertà nell’Ue e nel mondo, ma anche proteggendo il pianeta”, ha dichiarato.

Quando gli hanno chiesto, proprio su questo aspetto, un parere sulla situazione italiana, il neo candidato socialista ha risposto con fermezza: “Siamo tutti preoccupati – ha detto – Sono stato molte volte in Italia e sono sempre rimasto impressionato da quanto questo grande e importante Paese europeo sia onestamente europeista. Per noi è davvero una situazione nuova. Dobbiamo assicurarci che in futuro l’Italia torni a essere di nuovo il grande Paese del G7 fortemente pro-Ue”. Immediata la risposta di Matteo Salvini che sul suo profilo Facebook commenta così la notizia: “Ennesimo attacco dell’Europa all’Italia, alla Lega e al governo – ha scritto – Adesso si interessano a noi ma per anni gli euroburocrati hanno ignorato le richieste d’aiuto del nostro Paese per fermare gli sbarchi e ci hanno rifilato 700mila immigrati. Farebbero meglio a chiedere scusa e a tacere”.

Per contrastare l’ondata sovranista che sembra volersi coalizzare sotto un’unica bandiera, almeno nei piani dell’ex stratega della Casa Bianca, Steve Bannon, e, tra gli altri, di Matteo Salvini, che hanno rispettivamente fondato e aderito alla coalizione populista The Movement in vista delle prossime elezioni, il vicepresidente della commissione propone l’alternativa di una forte coalizione europeista: “Sono sicuro che il presidente francese Macron svolgerà un ruolo molto importante nello sviluppo di una coalizione pro-Ue dopo le elezioni – ha continuato – In questa fase siamo molto concentrati sulla nostra famiglia politica. Per fare bene in queste elezioni vogliamo presentare le nostre idee, ma dopo il voto dovremo assicurarci di avere una forte coalizione europea nel Parlamento Ue per far avanzare un’agenda molto importante” per i cittadini dell’Unione. Alla domanda su una possibile alleanza con il Presidente della Francia, Emmanuel Macron, prima delle elezioni, ha glissato: “E’ ancora troppo presto”.

“Nel mio programma  – ha poi concluso cercando di offrire delle alternative al fronte sovranista – miriamo a un’Europa più forte, verde, che mostri solidarietà, mettendo uno stop ai discorsi tra nord-sud, est-ovest, costruendo ponti fra città e periferie. Dobbiamo combattere e liberarci delle recinzioni di filo spinato nelle nostre menti”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Migranti, dalle relocation alla redistribuzione flop: nessun Paese Ue mantiene le promesse. Italia compresa

prev
Articolo Successivo

Grazie Orbán, sarai il secondo boccone di Putin

next