La candidatura del capogruppo del Partito Popolare Europeo (Ppe), Manfred Weber, alla presidenza della Commissione europea spacca il gruppo dei Popolari a Strasburgo. A far storcere la bocca ai compagni di partito è stata l’apertura del membro dell’Unione Cristiano-Sociale (Csu), sorella bavarese dell’Unione Cristiano-Democratica di Angela Merkel, alla Lega di Matteo Salvini  e ai gruppi di estrema destra europei, con la volontà di avvicinarsi alle posizioni del Primo Ministro ungherese Viktor Orbán. “Credo sia necessario sederci a un tavolo e ascoltarci a vicenda. E poi trovare dei compromessi”, ha dichiarato in un’intervista a La Stampa, preannunciando una campagna elettorale basata sulla questione “identitaria”. Ma fonti interne ai Popolari dicono a Ilfattoquotidiano.it che la strada di Weber per la presidenza della Commissione si annuncia tortuosa: “L’80% del partito è contrario ad accordi con gli estremisti. I nostri ideali politici sono inconciliabili e consegnare l’Unione europea agli euroscettici sarebbe un suicidio“.

Dopo aver incassato l’endorsement del ministro dell’Interno tedesco e leader del suo partito, Horst Seehofer, e soprattutto quello della Cancelliera Angela Merkel, che ha dovuto rinunciare alla corsa del fedelissimo ministro dell’Economia, Peter Altmaier, per cercare di ingraziarsi internamente i membri bavaresi del partito, Weber fiuta il rischio del fuoco amico. Il pericolo arriva soprattutto dall’ala più moderata del Ppe, nella quale si colloca la stessa Merkel. Così il candidato tedesco precisa che l’apertura a destra non influenzerà le prossime decisioni: “Una premessa – ha precisato durante l’intervista a La Stampa in riferimento al voto sulle sanzioni all’Ungheria -: il fatto di appartenere al Ppe non dà diritto ad alcuno sconto”. Poi però ha aggiunto: “Se guardo al panorama politico europeo di oggi vedo Salvini in Italia, Kaczyński in Polonia, i socialisti romeni, Orbán… Il panorama è questo. Dobbiamo lavorare con tutti e ascoltare tutti per trovare una visione comune e francamente non credo sia difficile […] La questione identitaria, poi, sarà uno degli argomenti della campagna elettorale”. Promessa, quest’ultima, già annunciata via Twitter: “L’Europa è a un punto di svolta e la sfida è difendere i nostri valori perché siamo attaccati dall’interno e dall’esterno. Si tratta della sopravvivenza del modello di vita europeo”.

La candidatura di Weber verrebbe appoggiata dall’ala più conservatrice dei Popolari, ma un primo ostacolo nella sua corsa alla Commissione è rappresentato dal Presidente francese, Emmanuel Macron, a capo del gruppo di Stati membri che si oppongono alla formula dello Spitzenkandidat che prevede la nomina di un candidato da parte dei singoli gruppi prima del voto, dando l’opportunità ai cittadini di indicare la preferenza per il candidato e non solo per il partito. Esattamente il contrario di quello che avviene oggi. Senza la formula dello Spitzenkandidat, la candidatura di Weber, ostacolata dal Presidente francese che spinge per la formazione di un fronte europeista in opposizione all’ala sovranista ed euroscettica, avrebbe poche possibilità di ottenere l’ok del Consiglio.

Oltre al “no” del capo dell’Eliseo, la candidatura di Weber ha molti altri ostacoli davanti a sé. “Innanzitutto – sostengono fonti del Ppe sentite da Ilfattoquotidiano.it -, nonostante quello che dice Weber nella sua intervista, attualmente non sembrano esserci i numeri per una maggioranza Ppe-sovranisti, mentre con l’entrata in campo di Macron esistono possibilità per un’alleanza tra Popolari, Socialisti e Liberali. Ma è presto per fare questi calcoli. La cosa che convince ancora meno è un’altra. Ipotizziamo che Weber riesca a formare una maggioranza a destra: dovrà andare a chiedere il sostegno dei partiti più estremisti del Parlamento, creando così contrasti non solo con i membri del suo gruppo ma anche, a mio parere, con partiti come la Lega. Se così fosse, sgretolerebbe i Popolari”.

Grande mediatore di questa operazione potrebbe essere proprio Viktor Orbán che con Fidesz fa parte del Ppe, ma che è anche alla testa dei sovranisti del Gruppo di Visegrád. Con un’alleanza sbilanciata così a destra, è impensabile che i gruppi nazionalisti e populisti non chiedano qualcosa in cambio: con Weber alla Commissione, le due cariche più importanti ancora a disposizione sarebbero la presidenza del Consiglio europeo e quella del Parlamento. Per il Consiglio la partita sembra molto complicata: la presidenza, per prassi, viene affidata a un rappresentante che ricopra o abbia ricoperto il ruolo di Primo Ministro. L’unico nome più conosciuto a livello internazionale è quello di Jarosław Kaczyński, ex Primo Ministro della Polonia e Presidente del partito di governo Diritto e Giustizia, che però è polacco come il Presidente uscente, Donald Tusk.

Rimarrebbe, così, la carica di Presidente del parlamento europeo, una prospettiva quasi surreale e che potrebbe creare contrasti con altri candidati in lizza per la poltrona, uno su tutti l’attuale Presidente, Antonio Tajani, pronto a candidarsi per un secondo mandato. Più ipotizzabile, sostengono da Bruxelles, che la candidatura di Weber si areni e che, con un’alleanza con Socialisti e Liberali, il partito di maggioranza si prenda la Commissione, magari proprio con Altmaier, e il Parlamento, che potrebbe rimanere a Tajani, con i liberali che salirebbero alla Presidenza del Consiglio (uno dei papabili è il Primo Ministro olandese Mark Rutte) e con i Socialisti che, come nell’ultimo mandato, otterrebbero la carica di Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (Pesc) che oggi è di Federica Mogherini.

Se queste sono le prospettive, resta da capire quali siano le motivazioni che hanno spinto Weber a una candidatura con tanto di strizzata d’occhio ai partiti nazionalisti. Qualcuno ipotizza che si tratti di una strategia per cercare di coinvolgere Salvini in una futura coalizione con Popolari, Liberali e Socialisti. Ma da Cernobbio, il ministro dell’Interno fa sapere che con i suoi alleati sta “lavorando per diventare il primo gruppo politico europeo”, mentre ieri ha aderito a The Movement, il gruppo fondato dall’ex stratega di Donald Trump, Steve Bannon, che mira a creare un fronte populista unico in grado di conquistare l’intera Europa. Di impegno, a Weber, ne servirà tanto.