Le armi sportive che si possono detenere passate da 6 a 12. Il numero di colpi consentiti nei caricatori che aumenta e l’invio della denuncia di possesso inviabile anche via mail. E poi quel comma sbianchettato sull’obbligo di avvisare i conviventi maggiori circa il possesso, che presente nella bozza come dicono i siti di settore. Oltre alla norma che estende la categoria dei tiratori sportivi, nei quali ora sono compresi anche gli iscritti alle federazioni altri Paesi Ue nonché coloro che registrano nelle sezioni del Tiro a segno nazionale o che appartengono ad associazioni sportive dilettantistiche affiliate al Coni, ovvero i campi privati purché siano affiliati al Coni.

Ma non solo. Perché il decreto legislativo approvato dopo l’accordo tra Matteo Salvini e la lobby delle armi “firmato” in campagna elettorale, si spinge anche più in là. Consentendo, ad esempio, ai collezionisti di armi di poter sparare due volte all’anno fino a 62 colpi per accertarne il funzionamento.  È questo il frutto dell’adozione – rapidissima rispetto agli altri Paesi europei come Belgio e Francia – della Direttiva europea 477 del giugno 2017 voluta da Bruxelles per uniformare le norme col fine di contrastare la circolazione illegale di armi in ottica anti-terrorismo.

“Ma l’Italia l’ha usata come cavallo di troia per allargare le maglie”, accusa Francesco Vignarca, presidente della Rete Disarmo, contattato telefonicamente da Ilfattoquotidiano.it. “Prendiamo la questione del numero di armi detenibili – spiega Vignarca – La direttiva prevede che al massimo possano essere 12, le leggi italiane ne prevedevano 6. Ovviamente il numero scelto dall’Unione Europea è una media di quante ne erano permesse nei Paesi europei prima della direttiva. Il governo, insomma, avrebbe potuto tranquillamente lasciare invariato il numero concesso in Italia senza incappare in alcuna contestazione da parte dell’Europa”.

Sulla questione del recepimento della Direttiva 477, Salvini – come raccontato da Repubblica negli scorsi mesi – aveva assunto un impegno scritto dal Comitato Direttiva 477, una lobby delle armi. Un impegno, quello della Lega, rivendicato sul proprio sito dallo stesso Comitato. Così nei primi mesi di legislatura, il governo è andato spedito approvando il 10 agosto il decreto legislativo, pubblicato in Gazzetta ufficiale lo scorso 8 settembre.

Ora, a conti fatti, sarà più facile acquistare armi da guerra come Kalashnikov e Black rifle grazie all’estensione della categoria dei tiratori sportivi. Una platea più ampia, insomma. Non è previsto nemmeno l’obbligo, notano sui siti di settore, di partecipare a competizioni o di effettuare un numero minimo annuale di tiri. Sarà sufficiente, appunto, essere in possesso di una tessera di iscrizione ad associazioni o federazioni.

Ci guadagnano anche i possessori di licenza da collezionista. Potranno infatti effettuare “prove di tiro a cadenza semestrale per un massimo di 62 colpi” e inoltre è data facoltà ai questori di consentire ai possessori di quel tipo di licenza l’acquisto di armi da guerra demilitarizzate e semiautomatiche “in singoli casi eccezionali e debitamente motivati”, compresa l’acquisizione per morte. Su tutto questo, come annotano in tanti sui siti di settore, pende un rischio di incostituzionalità: il decreto finito in Gazzetta ufficiale è in pratica retroattivo perché introduce l’obbligo di iscrizione a una federazione sportiva a far data dall’entrata in vigore della direttiva europea e non dalla pubblicazione del decreto legislativo. Ovvero dal 13 giugno 2017. È quella la data nella quale la Direttiva viene approvata in Europa.

“Tra l’altro in Italia siamo stati velocissimi. Non ci risulta – spiega ancora Vignarca – che altri Paesi europei abbiamo già dato corso all’adeguamento. Ad esempio Belgio e Francia, due degli Stati maggiormente interessati perché la Direttiva nasce dalla necessità di uniformare le regole sulla circolazione dopo gli attentati terroristici, non hanno ancora dato seguito e hanno dichiarato di volerla recepire in chiave restrittiva. Che potesse essere così, tra l’altro, lo spiegava la stessa Commissione Ue nelle linee guida“.