Furia Serena Williams contro l’arbitro nella finale femminile degli Us Open, ultimo Slam del 2018, vinta da Naomi Osaka sulla statunitense. La 20enne nipponica, numero 19 Wta e 20esima testa di serie, ha battuto per 6-2 6-4, in un’ora e 19 minuti di partita, la Williams, numero 26 Wta ma accreditata della 17esima testa di serie. Il ‘fattaccio’ è accaduto sull’1- 0 del secondo set, con la Osaka al servizio. Il giudice di sedia portoghese Carlos Ramos ha dato all’americana un ‘warning’ per ‘coaching’. La Williams non l’ha presa bene: “Io non imbroglio per vincere. Ti comunico che non ho nessun codice con il mio coach. Piuttosto perdo, ma non c’è nessun codice”, ha detto con un tono di voce fermo ma corretto, aggiungendo che se anche Patrick Mouratoglou le avesse fatto qualche segnale (come poi il coach francese ha ammesso) lei non l’aveva visto.

Al cambio di campo sono seguite ulteriori spiegazioni e tutto è sembrato risolto, ma non è stato che l’inizio. Dopo aver subito il contro-break nel quinto gioco la statunitense ha polverizzato la racchetta e si è beccata un altro ‘warning‘, stavolta per ‘racquet abuse‘. Per il cumulo di penalità le è stato dato un punto di penalizzazione. A questo punto alla Williams sono saltati i nervi e durante il cambio campo dopo il settimo gioco ha dato del “ladro” a Ramos, colpevole di non averle tolto il primo ‘warning’ (quello per coaching), dicendogli anche che non avrebbe mai più arbitrato un suo match. Ed il giudice di sedia non ha potuto fare a meno di comminarle un game di penalità a seguito di un terzo ‘warning’ (‘verbal abuse’), che ha proiettato la Osaka sul 5-3. Sono entrati in campo i supervisor e la Wiliams ha rincarato la dose parlando anche di “sessimo“, giustificando il proprio comportamento adducendo come scusa il fatto che nel tennis maschile i giocatori dicono di peggio.