Una docenza “inopportuna” che ha dell'”incredibile”. Così in un comunicato sindacale i giornalisti del Sole 24 Ore hanno definito l’incarico ricevuto dall’ex direttore Roberto Napoletano presso la Luiss. Ovvero l’ateneo promosso da Confindustria che è anche l’editore del quotidiano economico travolto da uno scandalo giudiziario proprio sotto la gestione Napoletano. Al quale, come riportato a fine agosto da La Verità e dal sito Dagospia, è stato assegnato un corso su “Le grandi crisi dell’economia contemporanea” in ben quattro facoltà della Libera università internazionale degli studi sociali ai cui vertici siedono tra gli altri Emma Marcegaglia, Paola Severino e Luigi Abete. Tutti e tre, a vario titolo, senza dubbio al corrente del caso 24 Ore. E del fatto che l’ex direttore sia accusato dalla procura di Milano di false comunicazioni sociali per aver gonfiato i dati di vendita del quotidiano economico finanziario. Vicenda che non gli ha impedito di avere titolo per insegnare nelle facoltà di impresa e management, economia e finanza, giurisprudenza e scienze politiche. Qui terrà il corso sulle crisi, mentre, agli studenti di scienze politiche insegnerà anche “giornalismo politico-economico“.

Nel comunicato diramato dai giornalisti de Il Sole 24 ore, si precisa che non si vuole “maramaldeggiare”, ma “la cronaca impone qualche doverosa precisazione“. Napoletano – si legge nella nota – “è certo persona competente in materia di crisi. Ma, per fortuna, di dimensioni più ridotte, anche se per noi che ancora ne paghiamo le conseguenze, non meno gravi. Ha infatti contribuito in maniera assai significativa all’affossamento dei conti del Sole 24 Ore e di tutte le testate che dirigeva“. 

“Fatti, non opinioni –  precisa il comitato sindacale – che hanno reso necessaria una ricapitalizzazione per evitare il fallimento della società”. Gli stessi fatti “sui quali sono in corso indagini della procura di Milano mentre Consob sembra già essere arrivata a conclusioni di gravità delle condotte di chi ha guidato, anche di fatto, la società nel recente passato”, continua il comunicato. Poi l’affondo verso Confindustria: “appare incredibile” che “non veda l’inopportunità di un incarico di docente a chi ha contribuito al dissesto dell’unico asset imprenditoriale proprio da Confindustria gestito. Ma forse non è che una conferma, semmai ce ne fosse ancora bisogno, del fatto che le relazioni contano più della decenza“, la conclusione.

L’editore, cioè Confindustria, in tutta risposta ha fatto pubblicare sotto il comunicato una lettera che aveva inviato ai direttori de La Verità e Dagospia per precisare che “né il direttore generale Marcella Panucci né altri esponenti di Confindustria erano a conoscenza della decisione che resta tutta e solo dell’Università“.

Aggiornato alle 21.21 dalla redazione web