Il viceprefetto che a Padova è stato indagato perché sospettato di aver favorito illegalmente la società che ha gestito l’accoglienza di migliaia di profughi, dopo la rimozione è stato destinato a guidare un comune sciolto per mafia. Pasquale Aversa, che nel capoluogo veneto è finito sotto inchiesta per utilizzazione e rivelazione del segreto d’ufficio, si trova ora a Gioia Tauro, dopo essere stato sollevato dal suo incarico a conclusione dell’inchiesta sulla cooperativa Edeco. Il decreto di nomina firmato dal presidente Sergio Mattarella e pubblicato sul sito del Quirinale lo destina alla Commissione straordinaria per la gestione del comune di ventimila abitanti in provincia di Reggio Calabria, di cui sarà probabilmente nominato presidente.

In una dichiarazione a Il Gazzettino, l’attuale prefetto di Padova, Renato Franceschelli, ha detto: “Non voglio commentare l’inchiesta perché penso che ci siano le sedi adeguate per farlo, ma questa nuova nomina dimostra che non si tratta di una persona inaffidabile come è stata dipinta”. Di certo sono bastati pochi giorni perché Aversa, apparentemente ritirato da un ruolo operativo in attesa che si chiarisca la sua posizione (il pm padovano ha effettuato il deposito degli atti e ora si attende l’iter che porterà all’udienza preliminare), ritrovasse un ruolo di primo piano.

Dopo un periodo di ferie, seguito alla notizia dell’inchiesta nei suoi confronti, riprenderà servizio a Gioia Tauro. Il sessantaduenne funzionario di origine napoletana è stato commissario prefettizio ad Abano Terme (Padova) da metà 2016 al giugno 2017 dopo l’arresto del sindaco Luca Claudio, coinvolto in una brutta storia di tangenti. L’accusa riguarda ora l’attività della cooperativa padovana Edeco (ex Ecofficina) e i suoi legami con il responsabile Simone Borile e la moglie Sara Felpati. Nel capo d’accusa si fa riferimento a bandi creati ad arte e di informazioni riservate comunicate in gran segreto ai vertici della cooperativa, che gestiva il grande centro di accoglienza di Bagnoli, per evitare i controlli di Ulss e carabinieri.

La gestione dell’hub di Bagnoli, nella campagna padovana, è un affare lucroso, visto che gli ospiti che si avvicendano hanno anche superato il migliaio. Il 3 aprile 2017, per la prima volta dopo anni, il bando non è stato vinto da Edeco, ma dalla cooperativa siciliana Badia Grande. Su quella assegnazione Edeco ha presentato ricorso, ritenendo che nell’offerta ci fosse un vizio di forma. Ultimo passo il prossimo 30 settembre, quando si pronuncerà il Consiglio di Stato.

A Gioia Tauro il consiglio comunale, eletto nel maggio 2015, è stato sciolto il 23 dicembre 2016 per una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco. La magistratura indaga però per condizionamenti da parte della ‘ndrangheta. L’11 maggio 2017 il Consiglio dei Ministri ha per questo proposto l’insediamento di una commissione straordinaria che garantisca la gestione del Comune.

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