“Mi dispiace, ma io so’ io, e voi non siete un cazzo”. La celebre frase del Marchese del Grillo sembra essere diventata un po’ lo slogan della Juventus di Andrea Agnelli. Che fa quello che le pare. Non soltanto in campo, dove vince con una facilità disarmante anche in quest’inizio di stagione, ripartita esattamente com’era finita, con i bianconeri davanti a tutti e le altre ad inseguire in affanno. Adesso, però, la Juve vuole dominare pure fuori: ignora le regole, straccia i contratti, si comporta da padrone del pallone italiano, trattato come uno zerbino. Non è solo una metafora: l’oggetto della discordia, che rischia di far saltare il banco della Lega calcio, sono proprio i tappetini pubblicitari a fianco delle porte. Si dirà: ma un piccolo manifesto, neppure fisico ma virtuale, potrà mai essere così importante? Sì, se vale 15 milioni di euro.

La questione è la seguente: a metà luglio, casualmente subito dopo aver comprato Cristiano Ronaldo, la società di Agnelli ha deciso di meritare più soldi. E ha puntato i famosi tappetini: storicamente fanno parte del pacchetto riservato al title sponsor del campionato, e infatti sono inclusi nel nuovo, ricco contratto che la Lega calcio ha firmato in estate con Tim, in cui si parla esplicitamente di “eventuali messaggi promozionali sui tappetini ai lati delle porte”. Però ora la Juve sostiene che siano solo la prosecuzione dei cartelloni a bordo campo, e vuole gestirli da sé. Il tira e molla va avanti da un mese e sabato, alla prima partita casalinga contro la Lazio, si è arrivati allo strappo: accanto alle due porte, non c’era il logo della Tim, ma una grande scritta “Juventus”. Una provocazione, un modo per segnare il territorio e ribadire di essere al di sopra delle regole: quello spazio è loro. Per il momento solo un uso “corporate”, per lanciare un segnale alla Lega, in futuro si vedrà: potrebbero rivenderli singolarmente, oppure inserirli nel pacchetto del loro main sponsor, che in questa maniera varrebbe molto di più. Il gesto ha scatenato il panico in via Rosellini, tra vertici furibondi per la scelta unilaterale, e club terrorizzati dall’idea di perdere i ricavi dello sponsor.

Il ragionamento dei bianconeri è semplice, e neppure del tutto campato in aria: loro sono la squadra più vincente, più bella, più seguita. Adesso hanno pure il giocatore più forte del mondo, e se il calcio italiano ha aumentato il suo valore il merito in gran parte è loro. Non è un mistero che Tim sembrava intenzionata a non rinnovare la sua partnership, e poi ha cambiato idea non è appena è arrivato Cr7, sborsando anche più soldi che in passato. La Juve vuole far rendere al massimo quell’investimento, e rivendica in Lega una fetta più grande della torta dei ricavi.

Le conseguenze, però, potrebbero essere devastanti: innanzitutto la scissione bianconera mette a rischio tutto il contratto con Tim (e con Isg, che ha acquisito i diritti commerciali per l’estero: sono altri 20 milioni a stagione), che hanno pagato anche per quegli spazi e probabilmente senza non garantirebbero la stessa cifra. Ma più in generale ne va della credibilità e sostenibilità di tutto il sistema. È un po’ lo stesso discorso dei diritti tv: è chiaro che i tifosi pagano soprattutto per vedere i big match, ma un campionato è fatto di 20 squadre e non può fare a meno delle altre. Per questo i ricavi andrebbero vanno divisi fra tutte, e una ripartizione più democratica (sul modello Premier League) è forse l’unico modo per aumentare la competitività e far crescere il livello del nostro campionato. È una delle poche buone che ha provato a fare l’ex ministro Lotti, salvo poi dover subito mettere in atto dei correttivi a tutela delle solite note. Adesso sul fronte degli introiti commerciali si va  esattamente nella direzione opposta. Una restaurazione bella e buona, per cui le piccole sono sempre più piccole, le grandi sempre più grandi (anche se in questo caso sarebbe meglio usare il singolare). Al punto da farsi beffe delle regole, ignorare i richiami della Lega (che solo 10 giorni fa con una circolare aveva chiesto di mettere a disposizione quegli spazi), decidere in piena autonomia in barba allo stato di diritto. Tanto loro sono loro, hanno Cristiano Ronaldo. Mentre gli altri…

Twitter: @lVendemiale

 

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